Non ci sono solo quelli che amano Sanremo, ci sono anche quelli che lo odiano, e quelli che lo amano lamentandosene (come negli amori veri, “chi ti ama ti ama sempre lamentandosene, scriveva Aldo Busi in Sodomie in corpo 11). Una volta era semplice: non ti interessa? Non guardarlo. Lo detesti, idem. Magari evita anche per una settimana gli amici sanremodipendenti.
Oggi è un casino. Per dire, io sui social e su internet seguo solo scienza, spazio, intelligenza artificiale, geopolitica, crisi globali (e sì, anche qualcuna che seguo anche su Onlyfans), mi tengo aggiornato su quello che mi interessa, ho disattivato anche i Google Alert su me stesso da anni perché che mi insultino o mi elogino non me ne importa più niente. Però ho scoperto di non essere solo: se la passione di Sanremo è nazionalpopolare, altrettanto lo è l’insofferenza. Ho quindi tentato, stanotte, nella mia insonnia cronica pur lenita con lo Xanax, per voi come me, dieci modi per non sapere nulla di Sanremo. Ci sarà un modo efficace, no? Ve li dico tutti.
Volevo approfondire gli ultimi sviluppi nella guerra Russia- Ucraina, mappe, analisi militari, equilibri strategici, tipo con gli aggiornamenti di Parabellum, e dopo dieci minuti mi è rimasto in mente solo che Carlo Conti accusato di favoritismi nella scaletta perché alcuni cantanti si esibiscono più tardi. Il fronte orientale non lo ricordo più, la scaletta sì. Ho silenziato tutte le parole “Sanremo”, “Festival”, “Conti”, eccetera (ci ho messo un po’, perché la voce “spettacoli” nelle notifiche che ricevo dalle mie app di news l’ho disattivata da tempo). Risultato: articoli sulla “gara musicale di febbraio” e sul “conduttore toscano”.
Volevo capire meglio gli ultimi modelli di intelligenza artificiale, capacità predittive, limiti cognitivi, la scalabilità che è una scala dell’AI che scricchiola sempre di più e, se frana, frana tutta l’economia mondiale, la famosa bolla. L’unica cosa che mi è rimasta è che l’AI ha analizzato Sanremo 2026 per prevedere il vincitore e anche ce la RAI non sa usare l’AI, un esperimento in cui pubblico e conduttore sono stati trasformati tutti in paper con un risultato disastroso (cosa c’è da stupirsi, la RAI ha ancora il Televideo).
Volevo approfondire i dati sull’economia globale, inflazione, mercati energetici, mercati in borsa, leak su GTA VI, e alle tre del mattino mi è rimasto solo che gli ascolti di Sanremo 2026 sono in calo e che si parla di crisi del format. L’economia mondiale non la ricordo, lo share sì. Nella disperazione mi sono messo a cercare solo testate economiche, non ci capisco un tubo e però almeno leggo qualcosa di diverso. Stamani, di economico, mi ricordo questo: “Sanremo perde pubblico: lezione per i media”. Non solo per i media, diventerà anche una lezione scolastica a questo punto.
Volevo leggere un pezzo di neuroscienze sulla memoria e l’attenzione, solo che mi arrivavano in continuazione banner di news non richieste, disattivate da tempi immemorabili. Di fatto, sulla memoria (in particolare la mia) mi è rimasto solo che Al Bano è stato escluso dal Festival e polemizza con l’organizzazione (per dirlo alla romana: esticazzi). Ho aperto solo riviste scientifiche, sono stato attirato da un banner di Google News, “perché ricordiamo le polemiche mediatiche”, ho pensato ah, questo interessante. Primo esempio: Sanremo. Volevo capire meglio delle nuove ricerche sulla cooperazione negli insetti sociali, formiche, organizzazione collettiva, e mi è rimasto solo che la top-5 della prima serata ha creato proteste dei fan per gli esclusi (mi pare di averla già sentita ogni anno, questa protesta, credo siano un format, le proteste per Sanremo, ma non voglio approfondire, per carità). Ho provato a cercare solo contenuti accademici recenti senza commenti.Abstract: “dinamiche di fandom, caso Sanremo”. Anche qui.
Sfinito, volevo seguire l’evoluzione delle piattaforme musicali e degli algoritmi di raccomandazione. Mi è rimasto solo che Ermal Meta torna a Sanremo e che Dargen è di nuovo in gara. Gli algoritmi non li ricordo. Il cast sì. Ho disattivato i suggerimenti. Playlist: “ritorni più attesi”. Dentro: Meta. Volevo sapere cosa sta succedendo con Trump, Israele, la Palestina, l’Ucraina, la Cina, insomma geopolitica mirata. Mi è rimasto solo che il duetto Fedez- Masini è uno dei momenti del Festival. Gli equilibri mondiali non li ricordo. Il duetto sì. Ho impostato solo fonti internazionali. Articolo: “Italian music event features veteran-rapper duet”. Tradotto: Sanremo.
A questo punto se tanto mi dà tanto, volevo capire gli effetti cognitivi dell’overload informativo. Mi è rimasto solo che a Sanremo 2026 ci sono trenta canzoni in gara. La teoria non la ricordo. Il numero sì. Ho ridotto il tempo online. In quei cinque minuti ho letto: “30 artisti sul palco”. Ho preso a caso solo un report scientifico lungo, mi addormento leggendo quello. Introduzione: “in a noisy information environment”. Esempio: Sanremo.
Illuminazione in piena notte, cioè quasi mattina ormai: vado negli spazi di X, dove parlano solo di Grande Fratello, e mi ascolto quelli, pensando alle loro gioventù bruciate, mica come quella di Jeams Dean. Tutte le stanze parlavano di Sanremo.
In realtà l’unico modo reale per non sapere nulla di Sanremo sarebbe semplice: staccare il Wi-Fi, disattivare dati, notifiche, social, piattaforme, conversazioni, bloccare le persone che lo vedono e ti chiedono un parere, bloccare anche i familiari.
In pratica isolarsi digitalmente, restare offline per una settimana, che per me è la morte, dopo pochi minuti cerco qualcosa, qualunque cosa: scienza, spazio, guerra, videogiochi, qualcosa che mi tenga occupato il cervello e mi interessi un minimo da distrarmi dai disastri del mio cervello. Alla fine mi sono messo a giocare a Call of Duty, ben armato, contro nemici reali e a quell’ora lontani, indiani, africani, americani, immaginando che la mappa di Warzone fosse Sanremo.