Chi ha vissuto l’adolescenza negli anni Ottanta, come me, e deve pensare a un’automobile, e al contempo anche all’intelligenza artificiale, non può fare a meno di ricordarsi di KITT, e oggi è una sorta di anniversario strano: sono esattamente quarant’anni dal giorno in cui andò in onda l’ultima puntata di Knight Rider, da noi Supercar, il 4 aprile del 1986. Tutti noi abbiamo desiderato avere KITT, perché KITT era al contempo una supermacchina ma anche un superamico artificiale, con un’intelligenza che ricorda molto quelle che usiamo oggi nei chatbot (anzi, molte sono anche più sofisticate di KITT) e anche… ehi, un attimo, abbiamo anche le auto che si guidano da sole! Qui non c’è da celebrare un anniversario, qui c’è da ipotizzare un manuale per costruire un vero KITT!
Mettiamo insieme i pezzi. Negli Stati Uniti i robotaxi a guida autonoma non sono più un prototipo, sono un servizio reale in diverse città. Waymo al momento è il caso più concreto e ha una flotta di circa tremila veicoli operativi tra Bay Area di San Francisco, Los Angeles, Phoenix, Austin e Atlanta, e molte, mi dice l’amico italolondinese Gigi Ballarani, le stanno testando a Londra (non portatele a Roma che i tassisti romani le fanno a pezzi). Non entro nei dettagli tecnici (ci sono anche le Tesla, volendo), ma la macchina che guida da sola l’abbiamo. Ora cosa manca?
La voce, ce l’abbiamo anche meglio di KITT, quindi dobbiamo peggiorarla un po’. Se ci mettessimo dentro un modello tipo Sesame, sarebbe troppo poco KITT, dobbiamo quindi sporcarla leggermente, renderla un po’ più sintetica, più personaggio, zero problemi, paradossalmente qui serve un downgrading. Piuttosto: che cervello ci mettiamo? Qui abbiamo l’imbarazzo della scelta, o meglio dei LLM, io personalmente ci metterei ChatGPT o Claude, eviterei Grok per precauzione verso l’incolumità dei passanti (se ne vede uno che non ama Musk lo investe senza pensarci due volte).
Il cervello, però, va collegato ai vari sensori, e soprattutto integrato al cervello dei robotaxi o di una Tesla che è fatto essenzialmente per percepire l’ambiente, prevedere il comportamento degli altri utenti, pianificare il percorso, e guidare. Si può fare? Sì. Cervello da pilota più cervello da interlocutore pensante (una versione apposita di ChatGPT o Claude) che controlla anche il pilota. Ah, non ho menzionato Gemini, dirà qualcuno, ma l’ho fatto per un semplice motivo, non per eccesso di Google: con tutte quelle mappe, Street View e deviazioni, il rischio è che invece di fare KITT ti faccia un navigatore che a metà inseguimento ti consiglia un punto di interesse nelle vicinanze.
Il punto più difficile, paradossalmente, sarebbe la macchina vera e propria, che deve necessariamente essere una Pontiac Firebird Trans Am del 1982, o meglio una sua riproduzione, con il famoso scanner luminoso davanti (anche se fatto in quel modo non servirebbe a niente, noi ce lo mettiamo lo stesso, eccome se ce lo mettiamo). Perché difficile? Perché KITT non era solo un’auto che guidava da sola e con un cervello sintetico, era quasi indistruttibile. La protezione della carrozzeria di KITT era infatti un metallo inventato per la serie, una “Molecular Bonded Shell” descritta come Tri-Helical Plasteel 1000, resistente a proiettili, esplosivi, urti, e però capace anche di far spiccare all’auto i suoi famosi salti attivando il Turbo Boost. Come facciamo a corazzarla così? Gli esempi più a portata di mano sono la limousine del Presidente degli Stati Uniti, chiamata “la Belva”, o un Cybertruck della Tesla (che da anni vende l’idea del veicolo blindato per persone che evidentemente temono un attacco missilistico al supermercato). Ora, la limousine presidenziale pesa circa 9072 chili, un Tesla Cybertruck Cyberbeast 3113 chili (ma meno resistente della limousine presidenziale, e quindi molto meno di KITT), e per fargli fare un salto anche solo di un metro servirebbero già decine di kilojoule, e per la fisica è un grosso problema, e noi non vogliamo un KITT che sembri un carrarmato con un razzo dietro, vogliamo esattamente quella Pontiac.
Insomma, fisicamente, incredibile a dirsi, a distanza di quarant’anni la parte meno realizzabile è proprio la carrozzeria. Però c’è anche da dire che non dobbiamo fare Michael Knight, abbiamo mediamente una vita più tranquilla, quindi direi che possiamo accontentarci, nessuno ci sparerà con un bazooka. Credo.