Uccide il vicino per «regolare» i conti

CASBAH ll complesso dove è stato commesso l’omicidio è nel degrado ormai da diversi anni

Uccide il vicino per «regolare» i conti

Si presentano a casa di due italiani armati di bastoni. E quando uno di loro, Franco Paoletti, 33 anni, li vede attraverso lo spioncino non ci pensa un solo istante, impugna la pistola e spara. Almeno tre colpi calibro 7,65 quelli esplosi contro i due immigrati marocchini. Jamail Mouaatarif, 30 anni, raggiunto al cuore, muore sul colpo mentre il connazionale, centrato alla testa, crolla sul pavimento in un lago di sangue. Subito dopo la fuga, attraverso gli anfratti del centro residenziale occupato abusivamente alla periferia di Ardea. Vincenzo Orati, 28 anni, nascosto per ore sui tetti, viene rintracciato e arrestato all’alba da polizia e carabinieri, mentre l’omicida, di origini campane, è ancora uccel di bosco. In gravi condizioni il ferito: trasportato prima alla clinica Sant’Anna di Pomezia, è stato trasferito poi al San Camillo.
Notte di fuoco, insomma, a «Le Salzare» di via Ancona, a Tor San Lorenzo, una kasbah più volte sgomberata dalle forze dell’ordine, l’ultima nel febbraio scorso. E tutto per una questione di donne. I due stranieri, secondo quanto ha detto il fermato, da tempo davano fastidio alle compagne degli italiani. Una questione che avrebbe partorito la prima scintilla già nel pomeriggio all’interno dei garage condominiali. Un battibecco a colpi di pugni e mazze di ferro, tanto che i nord-africani, dopo averle prese, avrebbero deciso di vendicarsi. Qualche minuto prima della mezzanotte di venerdì il dramma, quando i due salgono al terzo piano della palazzina vicina la loro. Ad avvertire il 118 i condomini accorsi sul pianerottolo dopo aver sentito le urla e le esplosioni.
I protagonisti sono quattro personaggi «discutibili», tutti occupanti abusivi del complesso, con numerosi precedenti penali legati allo spaccio di sostanze stupefacenti. «Non escludiamo che alla base dell’episodio - ha spiegato il tenente colonnello Rosario Castello, comandante del gruppo dei carabinieri di Frascati - ci siano storie di droga. Al momento, grazie a una testimone, abbiamo identificato l’omicida che si è reso irreperibile. Il pm Luigi Paoletti, della Procura di Velletri, dopo un lungo interrogatorio, ha emesso il fermo dell’amico con l’accusa di concorso in omicidio volontario e tentato omicidio, anche se a sparare è stato il latitante».
Una lunga storia di fallimenti, abusi, battaglie giudiziarie, quella del complesso "Le Salzare", costruito nonostante i vincoli in una zona tristemente nota per lo scandalo dei defunti del nuovo cimitero rutulo. Resti umani scaricati e gettati nelle campagne assieme ai rifiuti dalla ditta incaricata dell’esumazione dalle fosse comuni e della ricollocazione delle salme nei fornetti. Una dura convivenza, d’altra parte, quella dei pochi abitanti regolari, piccoli proprietari che hanno acquistato gli immobili prima del crack del costruttore, con i clandestini per lo più marocchini, romeni e tunisini. «Qui succede di tutto - ha raccontato una residente - furti in casa, rapine, spaccio di droga in strada. Se siamo soli non possiamo nemmeno uscire per fare la spesa. Ogni mattina troviamo le porte imbrattate di urina. Lo fanno per esasperarci e costringerci a lasciare i nostri appartamenti. Se li affrontiamo dicono, ridendo: «Chiamate i carabinieri».

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