«Ultrà e no global? Il vero disobbediente è il mio cagnolino»

Non è semplice fare il questore in una città come Milano. Basta un piccolo errore o che ti si metta contro qualcuno che può, che vuole il tuo allontanamento e il gioco è fatto. Ti trovi trasferito a Forlinpopoli. Non è il caso di Vincenzo Indolfi che si occupa di questa città dal 2006. Gli ultimi mesi non sono stati semplici. Dall’aggressione in piazza a Silvio Berlusconi, agli strali della Moratti in occasione dell’ormai famoso 25 aprile. «Certo - ci racconta Indolfi-. L’importante in questi casi è parlarne a quattr’occhi nella sede adatta. Non si discute di questi problemi attraverso i giornali che alla fine enfatizzano tutto». Con la Moratti tutto chiarito. Ma Milano è una piazza complicata: dagli ultrà, ai no global, alle teste rasate agli immigrati.

«Rientro a casa così stanco che mi resta il fiato solo per leggere i miei libri di storia - confessa Indolfi -. Quattro parole con mia moglie che mi bacchetta per le assenze, e per finire, a volte quasi a notte, mi tocca portar giù il cane, un beagle di una disubbidienza leggendaria, che se ne strafrega dei miei ordini».

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