Unità d'Italia: anche l'Altare della Patria compie gli anni (ma ne fa solo 100)

Inaugurato nel 1911 doveva celebrare l'epopea risorgimentale che aveva portato all'Italia unita. A disegnarlo un giovane architetto marchigiano, Giuseppe Sacconi, che vinse la concorrenza di 98 proposte. Ma morì prima di veder realizzato il suo capolavoro

L'Unità d'Italia compie 150 anni, il Vittoriano, il monumento innalzato a Roma per celebrare Vittorio Emanuele II e tutta la stagione risorgimentale che portò all'Unità, ne fa 100. Nello stesso anno. La decisione di realizzare un'opera monumentale a ricordo del sovrano e delle guerre di liberazione dell'Italia dagli invasori fu adottata nel 1878, alla morte di Vittorio Emanuele II.
Il primo concorso internazionale fu bandito nel 1880. Lo vinse un architetto francese, Nenot, la cui proposta, tuttavia, non venne mai realizzata. E per evitare che potesse nuovamente primeggiare un progetto non italiano, proprio per erigere un monumento all'unità della nazione, fu deciso di riservare la partecipazione ad un nuovo concorso solo a progettisti italiani.
Non solo, il progetto avrebbe dovuto rispondere a precisi requisiti: «Un complesso da erigere sull'altura settentrionale del Campidoglio, in asse con la via del Corso; una statua equestre in bronzo del Re; uno sfondo architettonico di almeno trenta metri di lunghezza e ventinove d'altezza, lasciato libero nella forma ma atto a coprire gli edifici retrostanti e la laterale Chiesa di Santa Maria in Aracoeli». Ai concorrenti fu concesso un anno di tempo per consegnare il progetto. Sul tavolo degli esaminatori finirono 98 proposte e delle tre selezionate per la scelta finale la commissione reale votò all'unanimità quella di Giuseppe Sacconi, giovane architetto marchigiano.
Il progetto originario dell'opera, una delle più imponenti dell'Ottocento, prevedeva l'utilizzo del travertino romano, ma il monumento venne poi realizzato in marmo Botticino, più facile da modellare e proveniente dal bresciano, zona d'origine di Giuseppe Zanardelli che aveva emanato il regio decreto per la costruzione del monumento.
Il progetto di Sacconi si ispirava a grandi complessi classici come l'Altare di Zeus a Pergamo e il tempio di Palestrina. L'idea era quella di dar vita ad un grande spazio, alla stregua di un foro aperto ai cittadini, una specie di piazza sopraelevata nel cuore della Roma imperiale, simbolo di un'Italia unita dopo la Roma dei Cesari e dei Papi.
Per erigere il Vittoriano fu necessario procedere, fra il 1885 e il 1888, a espropri e demolizioni nella zona adiacente il Campidoglio, possibili grazie al programma stabilito dal primo ministro Agostino Depretis. Così Roma fu costretta a rinunciare per sempre ad un vasto quartiere medioevale: furono abbattuti la Torre di Paolo III, il cavalcavia di collegamento con Palazzo Venezia (l'Arco di San Marco), i tre chiostri del convento dell'Ara Coeli e tutta l'edilizia minore presente sulle pendici del Colle.
La realizzazione del Vittoriano cambiò radicalmente l'assetto urbanistico della zona con il sacrificio di via dell'Ara Coeli, ancora esistente, non più strada principale che collegava il Campidoglio con il quartiere adiacente. I lavori di scavo portarono alla luce l'insula dell'Ara Coeli, risalente al II secolo dopo Cristo, ancora oggi visibile sul lato sinistro del monumento; un tratto delle mura dei Re e dei resti di un mastodonte.
La statua equestre di Vittorio Emanuele II, fulcro dell'intero complesso monumentale affidata ad Enrico Chiaradia già nel 1889 fu completata da Emilio Gallori ed inaugurata nel 1911. Dopo la morte di Sacconi, avvenuta nel 1905, i lavori proseguirono sotto la direzione di Gaetano Koch, Manfredo Manfredi e Pio Piacentini. Il complesso monumentale venne inaugurato da Vittorio Emanuele III il 4 giugno 1911, in occasione dell'Esposizione internazionale per i cinquant'anni dell'Unità d'Italia.
I lavori di completamento dell'opera furono ultimati molto più tardi: le quadrighe dell'Unità e della Libertà, rispettivamente degli scultori Carlo Fontana e Paolo Bartolini, vennero poste sui propilei fra il 1924 e il 1927, mentre gli ultimi lavori terminarono nel 1935.

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