Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 11:21
TV

"Vado a Sanremo... Ma il mio sogno è farlo per cantare"

Lo showman Gerry Scotti sarà sul palco con Carlo Conti. "Spero che sia il festival della serenità"

"La ruota della fortuna" di Gerry Scotti debutta dopo il Tg

«A me il Festival sarebbe piaciuto farlo da cantante. Giuro. Anzi se Carlo insiste molto, magari mi lancio in qualche assolo...».

Scherza ma non troppo Gerry Scotti che martedì tiene a battesimo il settantacinquesimo Festival di Sanremo nel ruolo di co-conduttore insieme ad Antonella Clerici a fianco del capitano Carlo Conti. Del resto, prima di diventare lo zio Gerry di Canale 5, è cresciuto a pane e radio, la musica gli scorre nel sangue e ora si diverte a giocare con l'Ai sui canti natalizi negli album Gerry Christmas.

E se Conti le passasse il microfono, cosa intonerebbe?

«Il brano più bello di Zucchero, Diamante... Passare insieme soldati e spose: versi miracolosi che ci dicono che val la pena stare al mondo e ascoltare la musica».

Intanto, però, facciamo partire la gara di quest'anno. Cosa si augura?

«Che sia il Festival della serenità, Sanremo è quasi una festa da calendario, una liturgia, ma c'è tanto bisogno di festa. Per questo Carlo ha convocato me e Antonella. E mi fa tanto piacere trovare sul palco Jovanotti tornato in forma».

Le premesse però sono altre: a tener banco sono i rap indagati che si ritirano (Emis Killa), che usano linguaggi bollati come misogini (Tony Effe) o che fanno scalpore per le liti con le ex mogli (Fedez).

«Solite polemiche puntuali da Festival. Però, a proposito di Emis Killa, voglio dire che, in un momento in cui nessuno a tutti i livelli ha il coraggio di tirarsi indietro, è importante vederlo fare da un irriverente rapper pieno di tatuaggi: vuol dire che ha cervello. Meglio fare un passo indietro che un passo avanti e cadere dal palco...».

Lei, che ha vissuto nelle radio, ha visto passare generazioni di cantanti maledetti, ribelli o presunti tali.

«Eh sì, ma bisogna distinguere tra le varie epoche. Ricordiamoci che all'inizio pure i Beatles - e ho detto i Beatles, non i Rolling Stones - erano mal digeriti. Quando arrivò il punk anche noi, nella nostra bambagia delle canzonette melodiche, facevamo fatica a capire quella musica delle periferie disagiate londinesi che veniva vomitata sul palco. E ricordiamoci che il prototipo di quella generazione, Iggy Pop, scrisse China Girl, forse la più tenera e delicata canzone d'amore di David Bowie».

É cambiato il modo di esprimere la rabbia nei cantanti di oggi?

«La musica è forse il principale modo di far conoscere agli altri una condizione di vita diversa. I nostri ragazzi delle periferie, attraverso il rap, hanno voglia di comunicare i loro disagi sociali. Bisogna ascoltarli... Ricordate quanto ci ha stupiti Brividi di Mahmood e Blanco: penso che sia stata la più bella canzone italiana degli ultimi dieci anni. C'è sempre un diamante da scoprire...».

E lei ci parla con questi ragazzacci...

«Ne conosco alcuni. Quando li incontro mi abbracciano e mi dicono Ciao, bella zio da piccolo ti vedevo sempre in tv e magari hanno appena finito di scrivere parole orrende».

Per avvicinare i giovani si è lanciato nei social..

«Ho cavalcato per una trentina d'anni la tv privata, ora temevo di restare sconosciuto alla nuova generazione, allora sono andato io incontro a loro. Grazie anche all'aiuto di mio figlio che mi dirige in questo percorso. Per me è stato come un flacone di vitamine».

Non è facile crescere nel mondo virtuale di oggi

«Purtroppo i ragazzi poggiano su fondamenta molto fragili, sul vacuo che gli abbiamo lasciato noi figli della Milano da bere: abbiamo un bel po' di colpa nei loro confronti. Come nonno (di Virginia, quattro anni, e di Pietro di due Ndr) sono preoccupato: spero solo che l'Ai resti un aiuto e non un dominio delle vite».

Tornando al Festival, qual è la canzone del suo cuore?

«Da piccolo lo guardavo con mia madre, perché mio padre lavorava di notte nelle tipografie. Se devo scegliere una canzone, dico Zingara di Iva Zanicchi che è una mia amica».

Non teme una fuga di spettatori da Canale 5 per vederla al Festival?

«Ma no, in quella settimana non c'è concorrenza con Mediaset. Altrimenti non avrei avuto il via libera dal mio editore. Chi vuole mi guarda. E poi torno subito indietro: sto già preparando la nuova edizione de Lo Show dei record».

Le piacerebbe in futuro presentare lei Sanremo?

«Troppe cose da fare su Canale 5... Magari quando sarò in pensione: verso i 75/78 anni Del resto (scherza) conosco già l'elenco dei prossimi conduttori: Bonolis, De Martino, poi tocca a una donna, e poi a me... Magari intanto ci torno in gara...».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.