La dichiarazione del prefetto per la dottrina della fede, il cardinale Victor Manuel Fernandez non è bastata a persuadere la Fraternità San Pio X a cancellare le ordinazioni di quattro nuovi vescovi senza mandato pontificio. I lefebvriani infatti non solo hanno confermato che la cerimonia per le ordinazioni si terrà il 1 luglio 2026 nel prato di Econe, ma hanno anche lanciato un sito internet apposito per chi desidera recarsi nella cittadina svizzera ed assistere all’evento.
Ultimatum respinto
I seguaci di monsignor Marcel Lefebvre, il vescovo francese sospeso a divinis da Paolo VI per disobbedienza e poi scomunicato da Giovanni Paolo II per la consacrazione senza mandato pontificio di quattro vescovi nel 1988, non hanno accolto l’appello fatto loro dal prefetto dell’ex Sant’Uffizio che lo scorso 13 maggio. Il cardinal Fernandez, in un testo di cui avevamo anticipato l’uscita, aveva ricordato che le ordinazioni annunciate costituirebbero “un atto scismatico” implicando “la scomunica stabilita dal diritto della Chiesa”. La Fraternità ha fatto sapere che le consacrazioni si faranno e si faranno nello stesso luogo in cui avvennero quelle del 1988, all’origine della scomunica poi ritirata successivamente da Benedetto XVI. “A questo evento storico - hanno scritto in una nota i lefebvriani - parteciperanno circa 15.000 fedeli, oltre a 1.300 sacerdoti e religiosi provenienti da tutto il mondo”. Hanno inoltre lanciato un sito web per le informazioni logistiche e per le registrazioni di chi vorrà partecipare.
La dichiarazione del superiore generale
La prima reazione dei vertici della Fraternità all’ultimatum di Fernandez era stata una dichiarazione rivolta a Leone XIV nella quale il superiore generale, don Davide Pagliarani, lamentando il fatto che “da più di cinquant’anni, l’unica soluzione veramente presa in considerazione dalla Santa Sede sembra essere quella delle sanzioni canoniche”. In realtà, Roma mai ha chiuso il dialogo con Econe e specialmente in alcune fasi si è andati vicinissimi ad una riconciliazione. Nel 1988 era stato lo stesso Lefebvre ad aver acconsentito alla firma di un protocollo d’intesa con l’allora prefetto per la dottrina della fede, il cardinale Joseph Ratzinger. L’arcivescovo “ribelle” si impegnava ad accettare la validità del rito scarutito dalla riforma liturgica ed alcuni insegnamenti del Concilio Vaticano II, in cambio di autonomia per la Fraternità. L’accordo, però, saltò all’improvviso perché Lefebvre non si fidò della promessa fatta da Roma di ordinare un vescovo all’interno della Fraternità. Si arrivò così alle quattro consacrazioni del 1988 e allo scisma, con conseguente scomunica per i consacrati e per il consacrante. Oggi la situazione si ripete, ma la Santa Sede nel corso di questi anni e anche lo scorso febbraio ha dimostrato una maggiore elasticità sulle esigenze dei lefebvriani rispetto a 38 anni fa.
Questo però non è bastato, segno che l’intenzione della Fraternità era ormai quella di rompere definitivamente con Roma nella convinzione che la fedeltà alla dottrina cattolica sia ormai una sua esclusiva. Con sofferenza di Leone XIV, è quasi inevitabile a questo punto che si arriverà alle scomuniche per i protagonisti della cerimonia del prossimo luglio.