Vent’anni dopo la musica rialza la voce

L’estate rock al servizio, per una volta, dell’impegno sociale e dell’idealità? Pare di sì. Confortanti auspici vengono dalle attese esibizioni italiane degli U2, di Bruce Springsteen, dei R.E.M., per dirci che sì, sarà un’estate, quella canora, dedicata in buona parte alle nobili cause, e non solo all’evasione vacanziera e al business che pure reclamerà i suoi pressanti diritti, in un mercato musicale attraversato da crisi crescente. Ma soprattutto c’è questo Live 8, che Bob Geldof ha inventato sulla falsariga del non dimenticato Live Aid: era il 1985, la crema del rock si diede convegno per aiutare l’Africa affamata e la televisione uscì, una volta tanto, dall’angustia dei suoi confini culturali.
Ma Live 8 non è solo un festival di buoni sentimenti, e una sonora lezione impartita dai divi del pop all’accidia di molti governi. È una festa planetaria della musica, e come tale resterà nella storia della nostra cultura anche quando, auspichiamolo, i problemi sociali che essa affronta saranno risolti. Non solo: l’inserimento di Roma tra le città che ospiteranno l’evento significa un inatteso riconoscimento all’Italia, per una volta cooptata tra le capitali del rock internazionale, quasi a colmare una lacuna lamentata nell’85, in occasione del Live Aid.
Sarà un momento storico, in cui il livello artistico equivarrà alla nobiltà delle intenzioni? Con i nomi che vengono annunciati, pare proprio di sì. Non capita tutti i giorni di vedere, uniti su una comune ribalta catodica, gli U2 e Madonna, Stevie Wonder e i Coldplay, i R.E.M. e Jovanotti, Vasco Rossi e Paul McCartney, Dido e Laura Pausini, e con essi molti altri idoli del pubblico. Ci si attende un fiume di grande musica, quanta non se n’è mai ascoltata, nel giro di poche ore. Tanta da faticare a smaltirla tutta.

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