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Cronache

Tra il vento e l’acqua

Da questo punto in là iniziano i gridi,

che nessuno sa come sia possibile.

Da questo punto preciso in là iniziano i gridi

che si emettono come sonde nello spazio

o missili predisposti al non-ritorno o inquiete macchine

che stanno, percosse da violente scariche di energia statica.

Questi gridi che nessuno sa non provengono, non giungono,

semplicemente iniziano nel punto preciso in cui iniziano.

Certo è che in là ci sono frasche urticanti, i raffi

della robinia e il pruno acuto, le aste zannute di aranci amari

e limoni acerbi, e ogni pianta portatrice di spino e

tutto ciò che punge, il fitto e aguzzo schermo delle rondini,

gli intrichi puntuti di minimi animali che vanno

in acuminate ronde o s'impigliano ai nembi di un rovo,

e l'aculeo è il sommo bene.

Certo è che è certo che sul limine

l'uragano delle parole fonde e, unica, si accende,

mulinata dal pungiglione nella puleggia di cuoio, la

pietra focaia dell'inarticolazione: di qua

tutto è infelice e indigesto,

gli uomini vanno servi, le donne prostitute, i bambini

vomitano densi liquidi verdi e cacano nero.

Di qua in là ci senti l'uccello che non canta, il

pesce che non nuota, che non verrà a riprenderci nessuno.

Non vi si distende la grazia di nessun Signore.

ALESSANDRO CENI è nato A Firenze nel 1957.

Tra le sue opere: I Fiumi, Milano, 1985; La natura delle cose, Milano, 1991; Il pieno e il vuoto, Milano, 1996; Mattoni per l'altare del fuoco, Milano, 2002.

È traduttore di classici della letteratura inglese e americana: Coleridge, Milton, Conrad, Melville, Poe, Wilde, Stevenson, Lawrence, Shelley.

Oltre che poeta è pittore.

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