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Ventura, via De Amicis e la foto che lo inchiodò

Torna in Corte d'appello il caso dell'ex terrorista fuggito a Parigi. Niente rimpatrio a piede libero

Ventura, via De Amicis e la foto che lo inchiodò
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Era l'uomo col fazzoletto sul naso che in via De Amicis chiamava gli autonomi ad andare all'attacco contro la polizia, "avanti compagni", e a sparare sugli agenti. Ed era già pronto a tornare in Italia, dopo decenni di confortevole esilio parigino, senza rischiare di finire in galera. Ma per Raffaele Ventura, militante dell'Autonomia operaia, ricercato per l'omicidio a Milano del poliziotto Antonino Custra (14 maggio 1977) il momento del tranquillo rimpatrio non è ancora venuto. La sentenza della Corte d'appello di Milano che nel 2024 dichiarava prescritta la condanna a quattordici anni di carcere inflitta nel 1996 a Ventura è stata annullata dalla Cassazione che ha ordinato un nuovo giudizio. La prescrizione, secondo la procura generale di Milano, è stata interrotta dall'arresto del latitante a Parigi nell'aprile 2021, durante l'operazione "ombre rosse" che doveva portare alla consegna all'Italia di dieci ex terroristi di sinistra, ospitati in Francia dagli anni Settanta. Gli arresti furono tutti annullati dalla giustizia francese. Ma quelle poche ore passate nelle mani della Gendarmerie potrebbero avere interrotto il decorso della prescrizione.

Appena pochi giorni fa, al Teatro Parenti, il giudice Guido Salvini ha raccontato come trovò le foto che avrebbero incastrato Ventura e gli altri responsabili dell'attacco alla Celere: in uno scatto, un fotografo aveva ritratto un suo collega intento a documentare l'assalto. Immagini che, per paura o connivenza, il secondo fotografo si era ben guardato di consegnare ai giornali e tanto meno alla polizia. Dalla perquisizione erano saltati fuori i negativi che ritraevano i capi del collettivo Rosso e di altre formazioni dell'autonomia guidare l'impressionante sparatoria. A completare l'operazione arrivò il pentimento di Marco Barbone, uno dei protagonisti dell'azione, che portò all'incriminazione di venticinque autonomi. Il ruolo di Ventura era fondamentale: era stato lui a ricevere l'arsenale per l'azione da Corrado Alunni, il terrorista uscito dalle Brigate rosse per dare vita alle Formazioni comuniste combattenti. A differenza dei vecchi brigatisti, Alunni era convinto che nel vasto mondo dell'Autonomia si potesse reclutare manodopera per le formazioni armate. L'attacco alla sede dell'Assolombarda (di poco precedente) e ai reparti di polizia in via De Amicis dovevano essere il banco di prova delle nuove leve.

Quando il giudice Salvini lo andò a interrogare a Parigi, Ventura sostenne di avere preso la testa del corteo non per incitare all'attacco ma per "recuperare la situazione" e "richiamare indietro la gente", ma immagini e testimonianze lo smentivano. Ora ha 77 anni, ed è molto cambiato.

Ma non ha mai pensato di chiedere scusa almeno alla figlia di Custra, orfana del padre prima ancora di nascere. Vorrebbe tornare in Italia senza aver fatto un giorno di carcere, come se nulla fosse accaduto. A decidere se concederglielo, sarà la nuova sentenza della Corte d'appello.

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