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La vera fonte di Cormac McCarthy? È l'autobiografia di un criminale che amava la violenza più efferata

La vera fonte di Cormac McCarthy? È l'autobiografia di un criminale che amava la violenza più efferata

di Giulio Solzi Gaboardi

"Artista e soldato", recita la lapide a Cambridge, Massachusetts. La copertina della sua autobiografia, invece, lo chiama canaglia, mascalzone, farabutto. In My Confession. Recollections of a Rogue (La mia confessione. Memorie di una canaglia, pubblicato nel 1956), Samuel Chamberlain (1829-1908) ripercorre gli episodi più avventurosi e violenti che costellano i suoi quasi ottant'anni di vita. Molto lontana dall'essere una confessione sacramentale, il bandito di vacillante fede battista, originario del New Hampshire, si racconta per accumulo episodico. Tra le pagine, serpeggia qui e là una certa oscillazione morale, una lieve tensione alla redenzione, quella di chi, davanti alla morte imminente (anche se sempre scampata) recita il Padrenostro. Ma, dei quarantadue capitoli che descrivono lo scempio e le malefatte di Chamberlain, sono gli ultimi tre a destare un particolare interesse. Sono infatti i capitoli che ne raccontano l'adesione alla banda di John Joel Glanton e del suo secondo in comando, Judge Holden. Proprio a questi capitoli conclusivi si è ispirato Cormac McCarthy durante la stesura del suo capolavoro, Blood Meridian or the Evening Redness in the West, pubblicato nel 1985.

Meridiano di sangue si apre con la celebre e poetica pagina che descrive il protagonista, il ragazzo, che resta per tutte le oltre trecento pagine del libro senza nome: un'elisione biblica che sa di annullamento ontologico.

Il ragazzo ci viene presentato come un giovane irrequieto, generato da una famiglia anonima e distrutta. Il padre è un insegnante alcolizzato che recita a memoria versi di poeti antichi, la madre è morta di parto. Lui, solo un ragazzo con una innata propensione alla violenza irrazionale. La mindless violence che costella l'intero romanzo è tutto ciò che il giovane ha sempre cercato. Naturalmente, non sarà sufficiente a saziarlo, neanche dopo tutte le stragi compiute dai farabutti della spedizione di Glanton o dalle scelleratezze di Holden, che il ragazzo osserva in prima persona. Nella prima pagina è the child, poi the kid, fino alle ultime pagine del romanzo, quando appare come the man, l'uomo, poco prima della resa dei conti con la figura faustiana del giudice Holden, un immenso uomo eburneo e glabro che incarna in sé tutto il sapere e la violenza della terra.

Il viaggio di Chamberlain comincia nel 1844: a poco più di quattordici anni, fugge in Illinois. Due anni dopo scoppia la guerra col Messico. Si arruola quasi per istinto, come se la guerra fosse una calamita naturale per certi ragazzi irrequieti. "La guerra è il gioco per eccellenza perché la guerra è in ultima analisi un'effrazione dell'unità dell'esistenza. La guerra è dio" proferisce Holden in una delle pagine più note del romanzo di McCarthy. Chamberlain parte con un reggimento dell'Illinois, poi cambia divisa a San Antonio, passa ai Dragoni regolari dell'esercito. Affascinato fino alla venerazione dai Texas Rangers, si costruisce addosso una leggenda: dice di aver combattuto a Monterrey quando la battaglia è già finita prima ancora del suo arrivo. La veridicità della cronaca fa acqua da tutte le parti: più della confessione di un penitente, leggiamo l'automitizzazione di un manigoldo. In Messico vive come nelle pagine di un romanzo d'appendice: scorribande contro i guerriglieri, notti ubriache nelle cantine, donne amate e perdute con la stessa rapidità con cui si scarica una pistola. Combatte a Buena Vista. Dipinge: la guerra entra nei suoi occhi prima ancora che nei suoi ricordi. Nel 1849 al suo nome si affianca l'appellativo di disertore. Torna a Boston, si sposa, mette al mondo dei figli, come se la vita borghese potesse arrestarlo, consacrarlo all'aspirata santità di una vita buona, cristiana. Da giovane aveva studiato teologia. Cavalca poi con John Glanton, apparso per la prima volta in una rissa in un saloon all'inizio dell'autobiografia, riapparendo solo alla fine del libro come il comandante della spedizione di cacciatori di scalpi in Messico. Resta subito folgorato da Glanton. Lo presenta come un uomo consumato dalla sofferenza. In gioventù aveva amato una ragazza, uccisa durante un assalto di una tribù di Apache Lipan. Stava per sposarla. Glanton imbroglia, massacra, stupra, mutila e scalpa le sue vittime, come tutti i suoi complici e come Holden, nel deserto fisico, legale e morale in cui si compie questa carneficina. Durante un'orgia, ubriaco, giura di voler salvare i suoi uomini dalla dannazione eterna, si inginocchia per pronunciare una preghiera dal fervore galvanizzante e si rialza per sparare all'impazzata, calmato solo dal giudice, che lo stringe tra le braccia come un cristo deposto.

Dall'episodio tutto sommato marginale della vita di Chamberlain sono le ultime quaranta pagine di un'autobiografia lunga circa trecento , McCarthy estrapola la cornice del romanzo più violento e sconvolgente del Novecento americano. Le brutalità perpetrate dai farabutti di Glanton ai danni delle tribù indigene e dei civili messicani sono raccontate con dovizia di particolari e in diverse occasioni sono la matrice cui McCarthy attinge per i suoi massacri, conficcati come proiettili fra i monologhi gnostici del giudice o fra descrizioni di cieli stellati e di piane desertiche popolate da nient'altro che ossa e carcasse. Quel deserto disegna i contorni del tribunale ideale dove il giudice è al contempo inquisitore e magistrato, creatore, tutore ed esecutore della sua legge di morte.

My Confession è di fatto il documento grezzo da cui McCarthy liberamente pesca uomini, vite e morti, è il pezzo d'argilla su cui Cormac lavora puntigliosamente per costruire un'epopea degna di un poema antico. La materia storica emerge di continuo nel romanzo, tanto che l'impressione di irrealtà e stordimento generati dalla spietata insensatezza del fatto violento sembrano frutto della sola invenzione autoriale. Peggio, sembrano il prodotto di una mente offuscata dal male. Leggendo però con attenzione il romanzo, si scorgono in filigrana i fatti storici e la realtà umana che ha forgiato la base narrativa del testo di McCarthy. Eppure McCarthy non confeziona un romanzo storico. È, anzi, profondamente anti-storico. Ribalta la Storia per definirne un controcanone. La distruzione del mito americano del West libero e progredito, la messa in luce delle ipocrisie della modernità e della conoscenza, la teorizzazione della violenza non solo come strumento di mantenimento del potere, ma anche come origine stessa della legge e dello Stato: dalle memorie di un bandito, McCarthy ricostruisce di fatto le radici del male e come questo operi sull'uomo. Il fulcro di Meridiano di sangue. Infatti, non è Glanton, come per le pagine di Chamberlain, ma Holden. Holden ci è presentato da subito da Chamberlain come una figura esecrabile, votata esclusivamente al sangue e alle donne, noto per essere uno stupratore, un assassino spietato e al contempo un uomo dall'eloquio straordinario e dalla sconfinata conoscenza interdisciplinare, dalle lingue alla geologia. In McCarthy, la conoscenza di Holden si manifesta come atto distruttivo. Sul suo taccuino annota e disegna la realtà al fine di possederla, di avere il potere di distruggerla, di vincolare l'esistenza stessa del reale alla sua volontà. Gli uccelli dice sono un insulto nei suoi confronti: li vorrebbe tutti chiusi in uno zoo infernale. E continua "ciò che esiste senza la mia conoscenza, esiste senza il mio consenso".

Chamberlain lo descrive come un uomo dalla stazza gargantuesca. Afferma di averlo disprezzato dal primo momento. Holden lo sapeva, ma lo trattava con estrema educazione. Allo stesso modo, the kid guarda con sospetto all'abisso morale del giudice, ma il giudice, nel gusto manifestato dal ragazzo per la violenza immotivata, vede terreno fertile, e non accetta la sconfitta. Lo tenta, gli parla come fosse un figlio. E, solo alla fine, lo punisce per non essersi conformato alla sua legge. Chamberlain dice poi che "nessuno sapeva chi o cosa fosse". In effetti, nulla si sa delle origini di Holden. Prima di unirsi alla banda di Glanton, portava un altro nome. L'appellativo di Judge lo deve avere conquistato sul campo, applicando la sua legge feroce su commilitoni insubordinati e civili inermi. In Meridiano di sangue, Holden non tollera disertori né uomini tentati dalla pietà. Sempre Chamberlain menziona le doti di Holden quale straordinario suonatore e ballerino. Proprio il giudice, nelle battute finali del romanzo, castigato il ragazzo, suona il violino e domina la sala da ballo con una danza demoniaca, mentre dice che non morirà mai.

È noto che McCarthy non amasse rilasciare interviste. La più importante fu sicuramente quella apparsa il 19 aprile 1992 sul New York Times, firmata da Richard B. Woodward. A proposito del suo debito nei confronti della prosa di Faulkner (ma anche Melville e Dostoevskij, quelli che chiamava "good writers"), disse che "Il fatto spiacevole è che i libri sono fatti di libri. Il romanzo dipende per la sua vita dai romanzi che sono stati scritti". Ai tre autori citati va quindi aggiunta la fonte storica, My Confession, e forse anche Conrad, di cui non si può ignorare l'incidenza nella creazione di Holden, che assurge a versione mefistofelicamente connotata di Mr Kurtz (forse mediata dall'uscita di Apocalypse Now, sei anni prima della pubblicazione del romanzo). Del resto, è proprio McCarthy che, sul materiale di lavoro di Meridiano di sangue, alle parole del giudice (che afferma che l'uomo deve purgarsi da ciò che lo rende tale) affianca, con una nota scritta a mano, l'esclamazione finale di Kurtz, che sul letto di morte sussurra: "L'orrore! L'orrore!". L'orrore che Holden ha compiuto per tutta la sua vita senza mia palesare il benché minimo rimorso. L'orrore di cui Holden è incarnazione.

In Cuore di tenebra, Conrad scrive che "Tutta l'Europa aveva contribuito alla creazione di Kurtz". In un certo senso, qualcosa di simile si può dire di Holden: tutto l'Occidente dallo gnosticismo europeo al "Destino manifesto" statunitense hanno contribuito alla creazione del giudice.

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