Indro Montanelli non riusciva a stare fermo, mentre posava nello studio della sua abitazione. Continuava ad abbassare e alzare la testa sulle pagine del suo amatissimo Giornale, in un movimento perpetuo che avrebbe scoraggiato chiunque, ma non Luca Vernizzi.
Il pittore assecondò quel ritmo frenetico e, proprio in quei brevi istanti di risalita dello sguardo, riuscì a catturare l'azzurro più vivido e magnetico degli occhi del grande giornalista.
Il ritratto fu pronto in un giorno solo, lasciando Montanelli sbalordito non solo per la velocità dell'esecuzione, ma per l'accuratezza quasi chirurgica con cui l'artista era riuscito a rendere (e bene) il profilo del suo naso. Vernizzi, 85 anni, 60 dei quali spesi a dipingere, ci racconta oggi con piacere quella lontana giornata del '76.
Figlio d'arte il padre Renato è stato, tra le altre cose, l'autore dell'iconico ritratto di Arturo Toscanini ha attraversato il secondo Novecento milanese non solo come artista, ma come figura di intellettuale a tutto tondo. Già critico d'arte per il Corriere della Sera al fianco di Leonardo Borgese e, per quasi quarant'anni, docente di disegno all'Accademia di Brera, ha saputo coniugare la pratica pittorica con una profonda sensibilità poetica, testimoniata da diverse raccolte liriche.
Dal suo atelier sono passati i protagonisti di un'epoca, da Giorgio Armani a Giulietta Masina, da Valentino Bompiani a Mario Tobino, immortalando una Milano che oggi ci appare lontana.
L'arte di Vernizzi, invece, continua ad essere contemporanea come testimonia "MACRO POP", la mostra alla Fabbrica del Vapore, aperta al pubblico fino al 17 aprile. L'esposizione rivela un lato meno celebrato ma altrettanto potente del maestro Vernizzi, quel suo gusto per "il ritratto delle cose".
In Sala Messina quarantasei opere tra cui otto tele monumentali mettono in scena un archivio del banale e del quotidiano che diventa epica contemporanea.
Se per anni Vernizzi ha cercato l'anima negli occhi di intellettuali e attori, qui pare ritrovarla nella superficie smaltata di un flacone di detersivo per i piatti, nella geometria di un mazzo di chiavi o nella silhouette di una bottiglia di Coca-Cola.
Ispirandosi alla suggestione di Jorge Luis Borges, che definiva gli oggetti "taciti schiavi" destinati a sopravvivere al nostro oblio, Vernizzi strappa gli utensili di ogni giorno alla loro funzione d'uso e li immerge in uno spazio vuoto e assoluto.
Attraverso una
scala macroscopica che ne esaspera le dimensioni, questi oggetti comuni dal "Grande calamaio" del 1988 al più recente "Paio di occhiali da sole" del 2025 smettono di essere invisibili e iniziano a dialogare con il visitatore.