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Il rebus di chi deve controllare la Russia

Per la Russia, l'accettazione di un cessate il fuoco che preveda, come esito immediato, l'ingresso di truppe europee in territorio ucraino è percepita come una minaccia esistenziale non negoziabile

Il rebus di chi deve controllare la Russia
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L'incontro di Parigi ha introdotto una criticità radicale nelle dinamiche del conflitto. Il problema centrale risiede in un'inversione logica tra garanzie di sicurezza e processo negoziale: la previsione di una presenza militare europea sul terreno crea infatti un vincolo che precede e neutralizza lo spazio della trattativa stessa. Per la Russia, l'accettazione di un cessate il fuoco che preveda, come esito immediato, l'ingresso di truppe europee in territorio ucraino è percepita come una minaccia esistenziale non negoziabile. Poiché tale presenza è considerata inaccettabile dal Cremlino, il cessate il fuoco diventa un evento che preclude il negoziato. La Russia non ha alcun incentivo a interrompere i combattimenti se l'esito garantito è un consolidamento militare della presenza europea ai suoi confini. Pertanto, a meno di un radicale e oggi improbabile ridimensionamento delle ambizioni strategiche di Mosca, l'iniziativa europea rende il cessate il fuoco un traguardo quasi irraggiungibile. In queste circostanze, la posizione europea si spiega con una complessa necessità di posizionamento strategico. In primo luogo, i Paesi europei sono mossi dal timore di un disimpegno strutturale degli Stati Uniti, come ipotizzabile nel caso in cui un accordo tra Stati Uniti e Federazione Russa fosse siglato sopra le loro teste.

In secondo luogo, l'iniziativa risponde alla volontà di costruire una reale sovranità strategica. Guidata principalmente dalla Francia, questa linea mira con il tempo a trasformare l'Unione Europea in un attore di sicurezza di primo piano, capace di gestire le crisi nel proprio vicinato senza dipendere dall'ombrello dell'Alleanza Atlantica.

In questa prospettiva, il disimpegno statunitense ostacolerebbe l'ambizione francese poiché la sua fattibilità dipende anche dalla fiducia degli alleati orientali, che vedono negli Stati Uniti l'unica vera garanzia contro la minaccia russa.

Lo sganciamento statunitense si teme che condurrebbe a una frammentazione della sicurezza continentale anziché a una sua integrazione, esacerbando al contempo le tensioni tra Francia e Germania per la leadership dell'intero blocco. Nel frattempo, questa dinamica genera un'impasse di non facile superamento per gli Stati Uniti, orientati come sono a focalizzarsi su altri quadranti. Qualsiasi intesa con Mosca che ignori la prospettata presenza militare europea risulterebbe incompatibile con la posizione degli Alleati, mentre un accordo che la includesse verrebbe rigettato da Mosca per definizione, riducendo quasi a zero lo spazio di manovra di Washington.

Questa paralisi spiega perché la delegazione statunitense abbia deciso di estraniarsi dalla Lettera d'intenti convenuta a Parigi, evidenziando una frattura profonda tra le due sponde dell'Atlantico.

Tale spaccatura si riflette tuttavia anche all'interno dello stesso sistema europeo, dove la mancanza di una visione unitaria ha impedito un consenso unanime sulla reale disponibilità dei singoli Stati a inviare truppe sul terreno.

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