Il vescovo: «Don Pezzini pedofilo? Sorpresi, ma mi fido dei giudici»

Non sarà facile o, comunque, sarà un’impresa piuttosto complicata difendersi dall’accusa di pedofilia che lunedì sera lo ha fatto finire prima in manette e poi in una cella a San Vittore. Tuttavia don Domenico Pezzini - il sacerdote di 73 anni della diocesi di Lodi accusato di aver abusato per anni di un minore del Bangladesh (il ragazzo ha appena compiuto 18 anni e vive in una comunità protetta per ragazzi difficili) - stamane, davanti al gip Giuseppe Vanore che lo interrogherà, è intenzionato a smentire le accuse che avrebbero «infangato ingiustamente» la sua reputazione. Il religioso, infatti, vuole spiegare dettagliatamente al magistrato quale tipo di rapporto affettivo lo ha legato effettivamente in questi anni al ragazzo.
Il giovane, appartenente a una famiglia poverissima e molto problematica, avrebbe conosciuto Pezzini al di fuori dell’ambito religioso quando era ancora minorenne. L’amicizia e la frequentazione tra i due è continuata anche quando il giovanissimo straniero, qualche anno fa, è stato e sottratto dalle autorità alla troppo problematica famiglia d’origine. Un’amicizia profonda che, a suo dire, nulla avrebbe di morboso, come invece hanno più volte sottolineato gli educatori della comunità protetta che, dopo aver raccolto le confessione della giovane vittima di questi abusi, hanno pensato di denunciare don Pezzini per pedofilia.
«Siamo molto amareggiati per le notizie relative all’arresto di don Pezzini che ci ha colto completamente di sorpresa» ha detto ieri il vescovo di Lodi, monsignor Giuseppe Merisi, in merito a quanto accaduto al sacerdote appartenente alla sua diocesi. «Don Pezzini - ha concluso monsignor Merisi -, è stato ordinato a Lodi, ma vive fuori a Milano dal 1968 e non ha incarichi nella nostra diocesi. Ciononostante siamo in attesa di conoscere qualche dettaglio in più che ci aiuti a chiarire le dimensioni della vicenda, che comunque guarderemo con il rispetto rigoroso delle norme canoniche, nella naturale fiducia verso la magistratura civile».
Anche la Curia milanese era completamente all’oscuro dell’arresto del sacerdote. Don Domenico Pezzini - omosessuale dichiarato e molto conosciuto nella comunità gay perché animatore e guida spirituale di gruppi omosessuali credenti (è tra i fondatori del Coordinamento gruppi omosessuali cristiani in Italia, ndr) - di fatto non aveva una parrocchia di riferimento. Fino a quattro anni fa ha celebrato la messa a due passi da casa sua (don Pezzini vive da molti anni in uno stabile di una trentina di famiglie in via Mamiani, zona via Padova, ndr) nella parrocchia di San Giovanni Crisostomo in via Leonardo Cambini. Un rapporto cessato all’improvviso per sopraggiunte incomprensioni con uno dei tre sacerdoti che guidano la chiesa. Così don Domenico ha continuato a celebrare la messa sempre in quell’area, cioè alla Casa della Domestica Congregazione Figlie del Sacro Cuore di via Agordat.
Nonostante il riserbo che continuano a mantenere sulla vicenda gli inquirenti hanno fatto sapere che, durante la perquisizione a casa del sacerdote, non è stato trovato materiale pedopornografico (com’era trapelato in un primo tempo) bensì pornografico.

Commenti