Violenza, corruzione e scandali Malta somiglia alle banlieue di Parigi

nostro inviato a La Valletta (Malta)

C’è dell’altro oltre le guide turistiche patinate: la Malta non raccontata è quella delle tensioni sociali, degli odi xenofobi, delle intimidazioni che sorpassano quelle di molte capitali europee. «Accanto all’immigrazione c’è il problema di sentimenti razzisti verso i clandestini africani gonfiati dal dibattito politico», dice Mark Anthony Falzon, antropologo. Ed è forse per questo che in pochi si scandalizzano nell’arcipelago se la possibile morte di 73 immigrati non fa più notizia e si rafforzano partiti ultra nazionalisti dagli slogan xenofobi. Il movimento Imperium Europa accoglie i navigatori sul suo sito con un «Hail» di hitleriana memoria e parla di «visione in un contesto razziale». In questo modo il gruppo ha ottenuto quasi il due per cento dei voti alle recenti elezioni europee di giugno. Il leader, Norman Lowell, ha pubblicamente definito Adolf Hitler «un eroe». Nazionalismi di questo tipo hanno incattivito il dibattito politico e inasprito i toni, «hanno reso possibile e reale un certo tipo di linguaggio xenofobo», spiega Falzon.
Le tensioni sono così forti sull’isola che il giornalista Herman Grech ha dovuto girare per alcuni mesi con la scorta dopo aver preso posizione contro il razzismo nei confronti degli immigrati. E altri giornalisti sono stati vittime di attacchi. Ma del paradiso delle vacanze non si raccontano le intimidazioni a chi parla della condizione umanitaria dei clandestini: Daphne Caruana Galizia, di cui il Giornale ha riportato ieri la storia, non è l’unica cui nel 2006 è stata bruciata la casa in seguito a un suo editoriale. Sostiene che simili azioni intimidatorie siano comuni anche in casi non politici sull’isola. Saviour Balzan, del Malta Times, ha subìto la stessa sorte per aver lamentato le condizioni dei clandestini. E il Jesuit Refugee Center, associazione religiosa che si occupa di sostegno agli immigrati, ha ricevuto minacce. Sempre nel 2006, sette automobili del centro sono state date alle fiamme. Nessuno ancora oggi sa chi abbia commesso i crimini, ma per molti sono riconducibili a esaltati nazionalisti di ultra destra.
L’arcipelago dei turisti riserva insospettabili scene da banlieue parigina, la piccola isola per vacanzieri è un Paese con problemi sociali e politici a volte più acuti di alcuni grandi d’Europa e non è immune agli scandali. Il giornale antigovernativo Malta Today ha da poco pubblicato un’inchiesta su presunti abusi verbali e maltrattamenti della polizia nei confronti di una ragazza, fermata per aver portato il suo Chihuahua in una spiaggia in cui i cani non potevano entrare. Le forze dell’ordine hanno aperto un’indagine. Il giornale ricorda altri episodi in cui la polizia avrebbe fato un uso eccessivo della forza. In due casi, uno del 2008 e uno del 2009, a sporgere denuncia sono stati immigrati: un sudanese e un marocchino. Da mesi i quotidiani si occupano di un’inchiesta sulla corruzione nel calcio maltese, che ha visto coinvolti arbitri, manager sportivi, giocatori accusati di truccare le partite. E le cronache di questo scandalo si alternano, soprattutto dopo l’entrata nell’Unione, a dibattiti che altrove in Europa possono sembrare incredibili e anacronistici come quello sulla legalizzazione del divorzio. Malta, con le Filippine, è infatti l’unico Paese al mondo dove non è ammesso il divorzio (una schizofrenia del sistema visto che il tasso di separazioni è assolutamente paragonabile ad altri Paesi europei). Anche i grandi casi internazionali toccano l’isola delle guide turistiche: il vice primo ministro Tonio Borg è intervenuto pochi giorni fa dopo la controversa liberazione del libico Abdel Basset Al Megrahi, condannato per la strage di Lockerbie del 1988, per ribadire che non esiste nessuna connessione tra la bomba dell’attentato e Malta. Quando gli inquirenti recuperarono i resti, l’ordigno era avvolto in un capo di abbigliamento fabbricato sull’isola e venduto in un negozio della città di Sleima.

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