Roma

«Vogliono strappare Erika ai nonni»

«Vogliono strappare Erika ai nonni»

«Non portatemi via Erika. Non la allontanate dai nonni, ne morirebbe». Carcere di Mammagialla, Viterbo. Enrico Esposito, 39 anni, accusato dell’omicidio della convivente Tatiana Ceoban, 39 anni, e della figlia Elena, 13 anni, reagisce male alla decisione di revoca della patria potestà della bimba decisa dal Tribunale dei Minori di Roma. A sollecitare l’organo competente, il pm titolare dell’indagine sulla misteriosa scomparsa delle donne moldave, Renzo Petroselli. Il giudice minorile ha poi disposto l’affido momentaneo al primo cittadino di Gradoli, Luigi Buzi. Tocca a lui, adesso, passare la questione ai servizi sociali della Asl più vicina, ad Acquapendente, che provvederanno a inserire la piccola in una casa-famiglia, a Viterbo o a Montefiascone. Questo prevede la legge. Non il buon senso, visto che la bambina da quasi due mesi vive il dramma di non avere più la mamma e dal primo luglio anche il papà. «Toglierle anche i nonni paterni che l’hanno cresciuta e vivono solo per lei - dice l’avvocato Enrico Valentini - mi sembra una cosa disumana. Un provvedimento iniquo e contro il quale ci opporremo con tutte le forze. I genitori del nostro assistito sono persone rispettabili, lui è un carabiniere in pensione, lei una donna amorevolissima. Perché vogliono fare altro male a questa bambina? Faremo l’impossibile perché ciò non avvenga. Confidiamo nella coscienza del sindaco e dei servizi sociali».
In carcerazione preventiva da quasi un mese, a Esposito gli è stata negata più volte la possibilità di incontrare la figlia. «Appena ha saputo dell’ordinanza - conclude l'avvocato Valentini - è crollato e si è messo a piangere. Questa cosa si poteva evitare, Erika sta bene con i nonni, e a settembre ci sarà comunque l’udienza per l’affido. Perché tanta fretta? Mi sembra che in Procura abbiano fatto un autogol». In Italia ci sono anche i parenti della mamma scomparsa, la nonna materna Elena Nikifor, 64 anni che vive a Bologna, la zia Ala di 24 anni, una sorella di Elena, Olga Nikifor, a Bracciano. Perché, dunque, spedire la piccola in un istituto visto che nessuno dei parenti, per ora, risulta indagato?
Le due donne scompaiono dal paesino alle porte di Bolsena il 30 maggio, un sabato pomeriggio, dopo essere uscite per fare acquisti. Rincasano nella villetta di Paolo in località Cannicelle poi, di loro, non si sa più nulla. I cellulari emettono ancora deboli segnali a pochi chilometri di distanza. Documenti e denaro al loro posto. Che fine hanno fatto? Le denunce di scomparsa arrivano ai carabinieri tre giorni dopo. Gli stessi militari iniziano le ricerche sul terreno con un ritardo imbarazzante, il 12 giugno. Gli esperti del Ris entrano per la prima volta nella villa il 23 giugno per tornare con cani super addestrati il 14 luglio. A provare che in quel luogo c’è stata una mattanza le macchie di sangue evidenti e latenti (pulite con la candeggina) quasi ovunque a partire dalla cucina fino in giardino. Ma i corpi non sono stati ancora trovati ed Esposito urla sempre di più la sua innocenza.

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