Zappadu, un libro sulle foto a Villa Certosa

Il fotografo si dice orgoglioso dei suoi cinquemila scatti: "Li ho fatti in più di 40 appostamenti sulle colline intorno alla Certosa". Ora sono custodite in Colombia, in una cassetta di sicurezza. Ghedini: "In quelle foto nulla di imbarazzante"

Zappadu, un libro sulle foto a Villa Certosa

Roma - Non gli bastavano le foto, ora arriva anche un libro. Non l'ha scritto lui ma si parla del suo "scoop", le cinquemila foto scattate a Villa Certosa, la residenza estiva di Silvio Berlusconi. Alla presentazione del libro "Antonello Zappadu, l’Incubo di Berlusconi", il fotografo dice di voler raccontare la "sua verità". Sono "scatti - ha detto il fotografo sardo - che io ho fatto in più di 40 appostamenti sulle colline intorno alla Certosa, senza nessun tipo di problema. Villa Certosa è una tenuta di 80-100 ettari. E’ impensabile che possa essere controllata da soli 180 uomini".

Cinquemila scatti Sul numero complessivo delle foto Zappadu ha confermato che quelle risalenti al 2007 sono 480 e sono state concesse in esclusiva alla Rizzoli, mentre quelle che partono dal dicembre 2007 e coprono tutto il 2008 arrivano ad un totale di circa 5000 scatti.

Le foto ora sono in Colombia "Le foto ora non sono più in Italia - ha detto Antonello Zappadu - perché le ho fatte trasferire in Colombia, in una cassetta di sicurezza. Forse, rispetto agli audio pubblicati ultimamente, questi scatti fanno più paura".

Il sequestro Nel giugno scorso il gip di Tempio Pausania, Vincenzo Cristiano, aveva stabilito il sequestro di circa 5000 foto scattate da Zappadu a Villa Certosa, su richiesta dei legali del premier, in quanto rappresentavano un’illecita intrusione nella vita privata del presidente del Consiglio.

Le querele del premier I legali di Berlusconi avevano querelato il quotidiano spagnolo El Pais e il sito web di Repubblica che avevano pubblicato cinque fotografie, che ritraevano, oltre al premier, due donne in topless e un uomo nudo - con i volti resi irriconoscibili dai pixel - durante una vacanza a Villa Certosa.

Quella privacy negata Il fratello del fotografo, Salvatore, ha descritto il libro come "un inno alla libertà di stampa" e ha sottolineato come "la nostra non sia una battaglia sotto le lenzuola, ma alla luce del sole. Vogliamo che queste foto siano pubblicate, ma in Italia. Non c’è niente di pruriginoso in questi scatti e smentisco che ci siano foto del premier senza vestiti". "La vera notizia - ha concluso l’autore del libro, citando il direttore di El Pais Javier Moreno - è che nel nostro paese non si possono pubblicare foto-notizie". Ma il confine tra la notizia e il volgare gossip, fatto pubblicando scatti che ledono la privacy di un cittadino - ancorché capo del governo - è sottile. Troppo sottile.

Ghedini: nulla di imbarazzante "Il fotografo Zappadu - afferma in una nota l’avvocato del premier, Niccolò Ghedini - pare non rendersi conto della molteplicità dei reati che gli sono attualmente addebitati, pur dovendo riconoscere che nulla vi è di imbarazzante nelle innumerevoli foto da lui illecitamente scattate nel corso di ben tre anni a Villa Certosa, insiste nel lamentare la mancata possibilità di pubblicazione ciò derivando, a suo dire, da un divieto del presidente Berlusconi. Non comprende evidentemente il fotografo Zappadu che il presidente Berlusconi non ha alcun interesse a richiedere l’intervento dell’Autorità giudiziaria. L’unico interesse è quello di tutelare non già se stesso, che nulla vi è di imbarazzante a detta dello stesso fotografo, bensì la privacy degli ospiti e l’elementare diritto che ciascuno ha di non essere spiato e fotografato addirittura all’interno della propria casa, come ha ben statuito il garante della Privacy vietando la pubblicazione di quelle foto". 

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