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Odio fuori controllo e "clima jihadista". L’Europa non è più un posto per ebrei: 6 su 10 hanno paura. La fuga da Londra

Dopo l'esodo dalla Francia l'emergenza antisemiti in Inghilterra. Il caso Italia

Odio fuori controllo e "clima jihadista". L’Europa non è più un posto per ebrei: 6 su 10 hanno paura. La fuga da Londra
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Un nuovo esodo. La stagione dell’odio dà frutti avvelenati e gli ebrei tornano a sentirsi in pericolo. A 130 anni dall’ affaire Dreyfus, 88 anni dopo la Notte dei cristalli, mentre le piazze del Vecchio continente inneggiano all’Intifada, si rilevano i segnali di una nuova possibile diaspora.

E se 150 anni fa il 90% della popolazione ebraica mondiale viveva in Europa, oggi è meno del 10% e l’antisemitismo è diventato un problema di ordine pubblico e tenuta democratica. Secondo un rapporto dell’Agenzia Ebraica per Israele, oltre il 40% degli ebrei europei ha sperimentato l’antisemitismo personalmente e solo il 45% si sente al sicuro nel suo Paese. A Londra assalti e incendi si susseguono. In ottobre un aggressore ispirato all’Isis ha colpito una sinagoga di Manchester nel giorno di Yom Kippur, con morti e feriti. E dopo le coltellate e i feriti un mese fa il governo ha innalzato a «grave» il livello di allerta terrorismo: sono stati stanziati fondi speciali e la polizia di Londra ha annunciato la creazione di un’unità dedicata alla protezione degli ebrei.

Più ancora degli episodi violenti è il clima che si è fatto irrespirabile: un vero e proprio ecosistema dell’ostilità intreccia motivi antichi e rinnovati pretesti. «Dopo il 7 ottobre, si è diffusa la sensazione di un’atmosfera ostile, sgradevole e insicura che ha colpito profondamente gli ebrei» spiega Jonathan Boyd dell’Institute for Jewish Policy Research, think-thank che ha appena curato uno studio intitolato: «È tempo di lasciare il Regno Unito?». Nel 2025, 742 persone hanno fatto l’aliyah verso Israele. È il dato più alto degli ultimi 40 anni e in aumento è pure la percentuale di chi prende in considerazione questa possibilità. E le rilevazioni precedono gli ultimi assalti. Due ebrei ogni 1.000 lasciano il Regno unito ogni anno, dato che resta molto inferiore a quello francese (6,4). In Francia la fuga degli ebrei è stata massiccia dopo gli attentati jihadisti del 2015 e le uccisioni per mano islamista: la 85enne Mireille Knoll accoltellata e bruciata, Sarah Halimi gettata dal terzo piano al grido di «Allah u Akbar», e Ilan Halimi torturato da una banda islamista. Oggi sulla scorta della definizione coniata da Gilles Kepel si parla di «jihadismo ambientale». Non più confinato nelle banlieue . Varie ricerche attestano una ripresa vertiginosa dell’antisemitismo già all’indomani del 7 ottobre e prima della dura reazione militare israeliana. E la politica spesso asseconda la deriva dell’odio. Così, mentre nei cortei sventolano le bandiere di Hezbollah, i partiti «progressisti» si sono riorientati su una totale chiusura alle ragioni di Israele. «È necessario iniziare a prepararsi per l'era post-europea, dove, sotto pressione delle onde migratorie e delle dinamiche interne, l’Europa cesserà, a lungo termine, di essere un partner affidabile per Israele» ha detto Emmanuel Navon, politologo a Tel Aviv. In Belgio la procura di Anversa ha incriminato tre mohel (circoncisori rituali) e il rabbino capo ashkenazita d’Israele Kalman Ber ha protestato. In pochi anni l’Europa è passata dalle «radici giudaico-cristiane » a un’ostilità anti-ebraica di massa. In Italia gli atti violenti sono contenuti da forze dell’ordine e apparati, ma molti ebrei hanno rinunciato a mostrare i loro simboli identitari o religiosi. «Numericamente siamo trascurabili racconta un’insegnante milanese - e nessuno ci guadagna a difenderci.

La nostra è una presenza antichissima e preziosa ma si avverte un clima pesante: mi chiamano “la sionista”. Fino a pochi anni fa consideravo irrinunciabile l’istruzione umanistica italiana, ora non vedo più un futuro per i miei figli qui».

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