I carabinieri di Pomezia sono intervenuti sul luogo dell'attentato: "Stiamo analizzando l'ordigno"
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I carabinieri di Pomezia sono intervenuti sul luogo dell'attentato: "Stiamo analizzando l'ordigno"
"L'esplosione, penso l'abbia sentita tutta la zona, tutto il quartiere. È accaduto verso le 22.15, 22.20. Noi abitiamo giù in fondo, alla fine della via. A noi hanno tremato i quadri, le finestre, a me sono cascati alcuni quadri. È stata veramente, veramente tanto forte, ha fatto paura". Lo dice ai giornalisti Rebecca, una ragazza che abita vicino alla casa del giornalista di Sigrido Ranucci a Campo Ascolano, frazione di Pomezia, dove giovedì sera è esploso un ordigno che ha distrutto le auto del conduttore di 'Report' e della figlia."Sappiamo chi vive qui però nessuno di noi aveva pensato a una bomba. L'esplosione è stata così forte che anche di fronte a casa mia eravamo tutti affacciati".
Nel 1925 fu istituito il Servizio informazioni. La medaglia d'oro Del Din: "Nessuna intelligenza artificiale sostituirà gli agenti su campo"
Negli ultimi mesi 5 persone sono morte dopo essere state bloccate dai dissuasori. Ma dalle autopsie non emerge alcun nesso tra la pistola blocca-muscoli e il decesso. Gli studi dell’Iss e dei cardiologi
Milano, estate 2013. Una donna viene trovata morta nel suo appartamento del centro. Si chiama Nicoletta Figini. La vittima è legata mani e piedi con cinture di pelle, il volto è coperto da un lenzuolo. Intorno, una casa devastata ma con oggetti di valore ancora al loro posto. Una rapina finita male? Improbabile. Dietro quella scena si nasconde molto di più.Giochi e**tici, dipendenze, gioielli scomparsi e relazioni ambigue: cinque tracce, cinque chiavi che potrebbero ancora raccontare la verità su una storia di solitudine, ossessione e mistero. Dodici anni dopo, nessun colpevole, nessuna certezza. Ma forse, la risposta è ancora lì, scritta nei reperti mai più riesaminati.
Nuovi accertamenti sulla suola trovata nel sangue di Chiara Poggi: non sarebbe solo del 42, ma anche del 43 o 44. Un dettaglio che riapre dubbi e sospetti nel giallo di Garlasco
Un gruppetto di manifestanti ha occupato per alcuni minuti il cortile interno del Municipio di Bergamo prima di riprendere il corteo
La manifestazione per la Palestina ha bloccato la città ancora una volta: i viali di Milano sono stati invasi nell'ora di punta da alcune migliaia di attivisti
Ancora una volta i collettivi di sinistra hanno impedito a un gruppo giovanile di centrodestra di esercitare il diritto di espressione garantito dalla Costituzione
Sono stati fermati la madre e il figlio 16enne di Dolores Dori, la donna di 44 anni, morta il 2 ottobre scorso a Lonato del Garda, in provincia di Brescia, dopo essere stata lasciata davanti all'ospedale di Desenzano, con ferite di arma da fuoco. I provvedimenti sono stati emessi rispettivamente dalla Procura Ordinaria e per i Minorenni di Brescia, nei confronti delle predette persone, ritenute responsabili, in concorso tra loro, di tentato omicidio pluri-aggravato (in quanto commesso con armi e a seguito di premeditazione), detenzione illegale e porto abusivo di armi, minacce.Nel corso delle indagini (consistite nella raccolta di testimonianze, nella verifica delle immagini dei sistemi di video-sorveglianza, nelle attività di sopralluogo e repertamento della SIS del Comando Provinciale, coniugate con la tempestiva attività dei militari specializzati della Seconda Sezione Cyber del Nucleo Investigativo di Brescia, dedito alle attività di contrasto dei reati informatici e all’analisi dei dispositivi digitali), venivano anche analizzate le copie forensi di alcuni smartphone tra i quali quello del 16enne.