Rissa sfiorata tra consiglieri pentastellati e democratici per l'assenza della Raggi
Rissa sfiorata tra consiglieri pentastellati e democratici per l'assenza della Raggi
La minoranza Pd punta ad allungare i tempi del congresso per rosolare meglio Renzi a cui chiede di dimettersi anche da segretario del partito
I membri della direzione nazionale Pd si riuniscono per dare il via libera a Paolo Gentiloni. La minoranza assicura lealtà ma mette in chiaro che voterà No sui provvedimenti non graditi
Sono passati sessanta secondi fra la conclusione della replica conclusiva della direzione del Pd Matteo Renzi e l'annuncio in sala Aldo Moro del premier incaricato Paolo Gentiloni di essere già pronto a sciogliere la riserva sulla formazione del nuovo governo
Confronto serrato nella direzione del Pd con la minoranza all'attacco. "La realtà - ha detto Roberto Speranza - è sempre più forte della comunicazione e 33 milioni di italiani hanno mandato un messaggio che così non va proprio, bisogna cambiare con umiltà, cambiare rotta radicalmente. Così la sinistra non ha senso e noi non siamo più noi stessi ed il Pd è destinato a morire". Ma in direzione torna a parlare anche il segretario del Pd. "Credo - ha detto Renzi in apertura di intervento - sia un bel giorno quello nel quale diciamo tutti insieme buon lavoro a Paolo Gentiloni- Ci siamo assunti il compito della responsabilità, dopo aver ricevuto dagli altri partiti un diniego. Le modalità di ciò devono essere chiare, forti ed evidenti: è di una trasparenza cristallina e segno di responsabilità verso il Paese"
Il Pd, così come lo conosciamo oggi, è destinato a morire o a cambiare completamente la propria ragion d'essere
Il ministro per i Beni Culturali scherza con i giornalisti sul toto-alleanze per il nuovo governo. Ma in realtà si sente sotto accusa da chi lo accusa di tradire Renzi
La via prioritaria per Mattarella è un reincarico a Renzi, a maggior ragione dopo la larga fiducia incassata oggi al Senato. Ma se questo non fosse possibile, l'ipotesi B è un esecutivo sostenuto dal Pd e guidato da una personalità indicata dagli stessi dem
Non è tempo di dibattito interno. Non è tempo di democrazia. Matteo Renzi preferisce il monologo. Non è il caso di lasciare la parola alle varie correnti del Pd in un momento in cui al premier è crollato tutto il mondo addosso
Il direttore del tg La7 irride Renzi e Bersani: "I miei inviati sono pronti per la direzione del partito, ma loro sono pronti? Non so"