Il governo sceglie i monopoli

La scelta dell'esecutivo giallo-verde preoccupa molti analisti

In un Paese serio può l'esecutivo assumere decisioni che strizzano l'occhio alle corporazione in barba alle regole di una normale e sana concorrenza? In Italia succede. Qui non si cresce, siamo in recessione tecnica, mancano gli investimenti quanto mai necessari in infrastrutture, eppure non difettano misure in favore di influenti lobby. Questa pratica viziosa si alimenta di continuo potendo contare sul fatto che viviamo in una realtà in perenne campagna elettorale, con la politica sotto schiaffo delle congreghe. Ciò determina l'assenza strutturale della libertà di fare impresa perché non si può svolgere un'attività al di fuori del controllo di questo o quell'organismo; di questa o quella associazione; di questa o quella categoria. Con oggettivi danni per la collettività.

Penso alle ultime mosse del governo per mettere i bastoni fra le ruote, con regole capestro, al servizio di noleggio con conducente (Ncc). Non parlo di Uber, quella benemerita opportunità qui da noi non più usufruibile per legge; ma dei servizi a medio e lungo tragitto. Che rispondono a una domanda crescente di turisti e soprattutto aziende. Si tratta di un'attività che non confligge con quella dei taxisti che operano in larga misura nel raggio d'azione cittadino.

Ma siccome questi vogliono prendersi l'intera posta, ecco che hanno fatto pressioni. E il Governo, introducendo nuove regole capestro verso i titolari del servizio di noleggio con conducente, nei fatti si è piegato alle logiche di monopolio della potente categoria.

Un esempio solo? Gli Ncc sono chiamati a dichiarare la sera prima tutti i viaggi previsti per il giorno dopo senza possibilità di modificarli. Il governo, anziché liberalizzare e controllare con decisione che nessun soggetto sul mercato se ne approfitti, sceglie di favorire le lobby. Per garantirsi un tornaconto. Mentre il tassametro sale, il servizio langue e Pantalone paga.

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