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Cercare lassù le cose che abbiamo perduto

 Cercare lassù le cose che abbiamo perduto
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La Luna è il posto dove finiscono le cose che non troviamo più, quelle perdute, dimenticate, ripudiate. Lassù c'è quello che la Terra ha lasciato andare. C'è chi il viaggio sulla Luna lo ha inventato, narrato, per poi dirci che forse era solo una «cospirazione lunare». Luciano di Samosata, nel secondo secolo dopo Cristo, ci arrivò per primo - in una Storia vera che ammetteva di essere falsa - trascinato da una tromba d'acqua oltre le Colonne d'Ercole, fino a un satellite

abitato da uomini-cavallo e donne-vite. Era satira, era gioco, ma dentro c'era già tutto: il desiderio umano di andare oltre il confine, la certezza che là si riempiono i vuoti di «casa madre».

Quattordici secoli dopo, Ariosto mandò Astolfo sulla Luna a recuperare il senno di Orlando. E lassù trovò un magazzino: le lacrime e i sospiri degli amanti, il tempo perso dietro al gioco, le elemosine lasciate in eredità, i versi fatti per i potenti. L'archivio delle nostre illusioni.

Leopardi guardò la Luna da Recanati e le chiese:

che fai tu, luna, in ciel? Non aspettava risposta. Sapeva che il silenzio era la risposta più amara.

La Luna come specchio muto della nostra solitudine cosmica, bella e indifferente.

Ora l'uomo ci torna. Con Artemis, con i razzi di Musk, con i piani dei cinesi, ma il viaggio vero resta quello di sempre: cercare lassù le cose che quaggiù abbiamo perduto.

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