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"Mega", fiera sperimentale con l’arte contemporanea che arriva da tutto il mondo

Mega Art Fair si impone per una scelta netta: essere l’eccezione e, fino a sabato, mentre la città è attraversata da eventi glamour, costruisce un modello alternativo più vicino a una mostra curatoriale che a una fiera di mercato

"Mega", fiera sperimentale con l’arte contemporanea che arriva da tutto il mondo
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Nel panorama fieristico dell’aprile milanese, la cui scena è dominata da attori come il Salone del Mobile, Miart e ora anche la francese Paris Internationale, Mega Art Fair si impone per una scelta netta: essere l’eccezione e, fino a sabato, mentre la città è attraversata da eventi glamour, costruisce un modello alternativo più vicino a una mostra curatoriale che a una fiera di mercato. La sua specificità emerge nel formato: niente stand, ma un allestimento unitario che mette in relazione opere e pratiche, configurandosi come un «dispositivo curatoriale», capace di trasformare la visita in un’esperienza di scoperta più che di consumo. A rafforzare questa identità è la scelta dello spazio, Spazio Profumo: un’ex fabbrica di profumi anni Cinquanta, in via Binda, tra i Navigli e la Barona. Qui l’architettura industriale non è semplice contenitore ma parte integrante del progetto, in linea con una tendenza milanese sempre più orientata alla rigenerazione di spazi ex produttivi. Anche gli orari segnano una differenza radicale: Mega è aperta da mezzogiorno a mezzanotte, con un’estensione serale che trasforma la fiera in un luogo di socialità, attraversato da performance, musica, proiezioni e momenti conviviali. Ma è soprattutto nei contenuti che la fiera rivela la sua vocazione internazionale. L’edizione 2026 riunisce oltre 30 gallerie provenienti da Europa, America Latina e Asia, tra cui Seventeen Gallery e Studio Chapple (Londra), Capsule (Shanghai), Galerie Droste (tra Düsseldorf, Parigi e Berlino), Third Born (Città del Messico), Coral (Miami) e Cable Depot (Sofia), insieme a realtà italiane come L.U.P.O Lorenzelli Projects e Romero Paprocki. Questa costellazione eterogenea riflette un posizionamento preciso, poiché Mega intercetta una scena emergente e sperimentale, spesso ai margini delle grandi fiere, ma sempre più centrale nella ricerca contemporanea. Non a caso, il progetto rinuncia alla divisione per stand per favorire un dialogo diretto tra gallerie e artisti. Il programma si articola in più livelli.

Accanto alla Main Section, il Video Programme introduce opere filmiche e time-based, mentre la sezione City of Glass, ispirata a Paul Auster, costruisce una riflessione sulla città come organismo stratificato, mettendo in dialogo collezioni pubbliche e private. A queste si aggiungono progetti curatoriali sperimentali, editoria indipendente e un public program continuo. Milano si conferma sempre più attrattiva.

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