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Padiglioni chiusi e cortei pro Pal. Alla Biennale scoppia la protesta anti Israele

Dopo la bufera sul padiglione russo, scoppia quella sui rappresentanti di Tel Aviv. Alta tensione a Venezia, dove i manifestanti vogliono raggiungere il padiglione israeliano, posto sotto alto controllo

Padiglioni chiusi e cortei pro Pal. Alla Biennale scoppia la protesta anti Israele
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Circa 20 padiglioni alla Biennale di Venezia sono stati chiusi per protesta contro Israele, tra i Giardini e l'Arsenale. A chiudere, per il momento, sono stati Austria, Belgio, Egitto, Lituania, Lussemburgo, Polonia, Slovenia, Spagna, Svizzera, Turchia, Finlandia, Olanda, Irlanda, Qatar, Malta, Cipro, Ecuador, Regno Unito e Arti Applicate ma non è escluso che se ne aggiungano altri nel corso del pomeriggio. È il frutto dello sciopero dei lavoratori “contro la presenza del Padiglione israeliano e il genocidio ancora in corso in Palestina”, ha annunciato il canale Telegram Global Project.

Nel pomeriggio, inoltre, è previsto un corteo pro Pal con partenza alle 16.30, che “punterà a raggiungere il padiglione israeliano all'Arsenale, contro il genocidio e la militarizzazione dell'economia, per i diritti di lavoratrici e lavoratori e in solidarietà con gli attivisti della Global Sumud Flotilla Thiago e Saif, detenuti ora in Israele”. L’attenzione è massima nella città lagunare, perché il rischio scontri è elevato. “Siamo qui per costruire ponti, non per fare discussioni o conflitti. Siamo qui per esprimere il nostro desiderio di coesistenza e di accettazione tra le persone e tra i popoli”, ha dichiarato l'ambasciatore israeliano in Italia, Jonathan Peled, all'inaugurazione all'Arsenale del Padiglione Israeliano. Quest’oggi tra i padiglioni si è visto anche Matteo Salvini: “Vado alla Biennale perché è bella, è un'istituzione storica e perché Venezia è straordinaria”.

La polemica su Israele, attesa, si inserisce in un clima di tensioni iniziato con le polemiche per la presenza anche del padiglione russo, voluto e difeso dal presidente della Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco, che vede in disaccordo il ministro della Cultura, Alessandro Giuli. “Alla Biennale ha vinto Putin. Al posto di Pietrangelo, per esempio, io avrei chiesto alla curatrice del padiglione russo: 'Scusi, dov’è lo spazio qui dentro per i dissidenti russi?'.

Invece, almeno a leggere gli articoli di stampa, non mi pare che nel padiglione russo ci siano persone nelle condizioni di poter esprimere il dissenso nei confronti del loro regime sottoposto a sanzioni”, ha dichiarato il ministro in un’intervista al Corriere della sera.

Articolo in aggiornamento

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