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San Simpliciano ospita oggi la Veglia della Croce

La ricorrenza, solitamente celebrata nella città del Carroccio, è officiata a Milano da monsignor Delpini

San Simpliciano ospita oggi la Veglia della Croce
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Sospese fra realtà e leggenda, folklore e rievocazione rituale di una delle pagine cruciali dell'intera storia nazionale, le cerimonie legate al Palio di Legnano assumono quest'anno un sapore tutto speciale: sono trascorsi esattamente 850 anni da quel 29 maggio 1176 in cui le truppe del Barbarossa furono sbaragliate dagli eserciti della Lega Lombarda, uniti per affermare le autonomie comunali contro il disegno di supremazia imperiale.

Una ricorrenza che non poteva non coinvolgere Milano, città capofila della Lega e custode del Carroccio, il carro sacro da battaglia trainato da pariglie di buoi ideato nel 1037 da Ariberto d'Intimiano e presto divenuto emblema del Comune milanese e dei suoi alleati. Saldissimo il legame con la basilica di origini paleocristiane di San Simpliciano, dove eccezionalmente sarà celebrata quest'anno, domani alle 21, la solenne Veglia della Croce (che solitamente si svolge presso la parrocchiale legnanese di San Magno), officiata in via straordinaria dall'arcivescovo Mario Delpini.

Cerimonia intima e di grande suggestione, ricorda le «veglie di devozione» dei cavalieri medievali che rendevano così onore e benedizione alle armi il giorno antecedente la battaglia. Si ha testimonianza che, già dal Duecento, avesse luogo proprio in San Simpliciano, detta anche Chiesa del Carroccio per via di un'antica affascinante leggenda: da qui, infatti, sarebbe partito il carro poi piazzato in un punto strategico ai margini del borgo di Legnano per arginare gli imperiali provenienti da Cairate, e da qui si dice che spiccarono il volo tre colombe - simbolo dei tre martiri anauniani Sisinnio, Martirio e Alessandro, le cui spoglie riposano nella basilica - che si andarono a posare miracolosamente proprio sull'antenna del carro, propiziando la vittoria dei Comuni. All'episodio sono ispirate fra l'altro le vetrate della controfacciata, realizzate nel Novecento su disegno di Aldo Carpi e raffiguranti le «glorie del Carroccio». Ma torniamo alla Veglia, culmine religioso della rievocazione: testimoniata già nel Duecento, è la cerimonia più antica in ricordo della battaglia e si svolse a Milano per tutto il tardo medioevo.

Particolarmente documentata è quella del 28 maggio 1393: in un ampio decreto emanato dal podestà, dal vicario e dai Dodici di provvisione, si prescriveva ai magistrati cittadini di organizzare, a coronamento del tributo civile, una solenne processione da concludersi proprio in San Simpliciano; fu anche stabilito che il 29 maggio fosse giorno di festività civile e religiosa in tutto il contado milanese. A metà del secolo scorso, nel 1955, il Prevosto Monsignor Virgilio Cappelletti, in accordo con l'allora Cardinal Montini (futuro Paolo VI), inserì la Veglia nella liturgia paliesca legnanese. Cuore della celebrazione è la Croce di Ariberto (il cosiddetto «Crocione»): molto più che il premio destinato alla contrada vincitrice, è un oggetto che racchiude un significato storico e spirituale più ampio.

Al termine di una processione che prenderà avvio da Piazza della Scala, le reggenze delle otto contrade legnanesi in costumi cerimoniali, accompagnate

dalle autorità civili e religiose, faranno il loro ingresso in basilica in un momento di grande solennità. Durante la Veglia, la Croce verrà esposta e affidata alla custodia della comunità come simbolo di memoria identitaria.

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