Che in francese l’abbreviazione massonica «Br» indichi il termine « Frère », «fratello», ossia i membri appartenenti alla stessa famiglia iniziatica, è solo una di quelle coincidenze significative che incuriosivano Giorgio Galli, tra i nostri massimi studiosi di esoterismo e politica. Ma è anche molto evocativo. La Francia... l’enigmatica scuola di lingue «Hyperion» fondata a Parigi nel 1977 da esponenti della sinistra extraparlamentare italiana legati ai fondatori delle Br e sospettata di essere una copertura per operazioni di intelligence ... il delitto Moro... la massoneria... il Grande Vecchio...
L’esoterismo immenso e rosso.
Sono molti gli scampoli della grande Storia - li trovi in qualche articolo di giornale, nascosti nelle carte processuali, magari nel capitolo di un libro «eretico», nelle pieghe delle interviste ai protagonisti di quella stagione di piombo (piombo alchemico e piombo delle P38) - che, cuciti assieme, possono dare vita a un «altro» quadro rispetto a quello che siamo soliti guardare. A recuperare i vari pezzi di cronaca e a tessere un nuovo scenario sui rapporti fra potere e magia è Guido Andrea Pautasso - figlio del celebre critico letterario Sergio Pautasso, uomo di editoria e dirigente d’azienda minacciato dai brigatisti, a lungo sotto scorta - che nel saggio Alchimia e lotta armata. L’esoterismo e le Brigate Rosse (Bietti) indaga i legami tra mondo dell’occulto e il terrorismo degli anni Settanta. E raccogliendo tutte le informazioni a nostra disposizione (la tesi è temeraria ma la bibliografia è corposa, tra cronache giudiziarie, memoriali e studi specialistici) avanza l’ipotesi che i brigatisti abbiano agito certamente con precisi fini politici, piegando le idee all’ideologia, ma che lo hanno fatto come una setta di sedicenti Sacerdoti della Rivoluzione convinti di poter «trasmutare» la società attraverso un rito purificatore di sangue - che fu versato in abbondanza - , proprio come gli antichi alchimisti cercavano di fare con la materia, trasformando il piombo in oro e convertendo l’utopia rivoluzionaria in una sorta di moderno «mito palingenetico». Quello a cui agognavano i miliziani delle Brigate rosse - strane figure di materialisti un po’ adepti, un po’ monaci - era in fondo un « Uomo Nuovo ».
No. Non crediamo certo che Moro fu rapito da Osiride. Ma ci piace pensare, perché la grande Storia lo ha dimostrato più volte, che ci sono momenti in cui nelle pieghe della cronaca s’infilano connessioni e coincidenze inattese, così da permettere di leggere il terrorismo - tenebrae activae e stelle rosse - anche in termini sacri, simbolici e misterici. Le Br come ordine iniziatico?
Bene. Ecco alcuni sentieri segreti percorsi dal saggio di Pautasso. La stella a cinque punte racchiusa all’interno di un cerchio (pentacolo) scelta dalle Br per identificarsi è un antico «segno» magico, e nella Massoneria è uno dei simboli più luminosi del percorso iniziatico (Stella Fiammeggiante o Pentalfa); e del resto sembra che la colonna romana delle Br chiese al gruppo di Torino che un «compagno muratore» scendesse nella Capitale per aiutare nella preparazione del covo dove avrebbero tenuto prigioniero Moro. Durante tutto il periodo del sequestro dello statista democristiano si intrecciarono strane piste esoteriche, fra strane soffiate o inquietanti premonizioni (Radio Città Futura, legata all’estrema sinistra, annunciò in diretta un attentato a un importante uomo politico 45 minuti prima della strage di via Fani), sensitivi chiamati dal governo italiano e dai nostri servizi segreti per risolvere «l’enigma Moro» (il più famoso fu il detective del paranormale Gerard Croiset voluto dallo stesso Cossiga) e persino sedute spiritiche (la più celebre è quella che il 2 aprile 1978 si tenne a Zappolino, sulle colline di Bologna, nella casa dell’economista Alberto Clò, cui parteciparono anche Romano Prodi e altri politici marxisti-spiritisti, dalla quale uscì la fatale parola «Gradoli » a indicare il covo dove Moro era nascosto, anche se stranamente tutti pensarono al paesino di Gradoli, tra i Monti Volsini, e non a via Gradoli, sulla Cassia, a Roma...). A proposito: ma avete mai notato che il nome «Gradoli» - uscito dai movimenti di un piattino o da una soffiata di qualche militante della sinistra extraparlamentare... - può esser letto anche come «GRADO-LI» ovvero il cinquantunesimo grado della massoneria, il più alto e nascosto, corrispondente al Maître du Glaive , il «Signore del Gladio », un’allusione all’esistenza della struttura segreta paramilitare Stay Behind della Nato, in Italia nota appunto come «Gladio »? Ah, forse non c’entra: ma quante volte abbiamo letto che nei giorni del rapimento Moro per Roma si aggiravano più agenti del Kgb e della Cia di quanti ne abbiamo visti in tutti i film della nostra vita?
Poi, certo: ci sarebbe anche da raccontare la storia del palazzo di via Caetani (vi dice niente?), uno dei luoghi magici della Capitale...
Strana gente i terroristi rossi. Renato Curcio da giovane fece parte dell’organizzazione clerical- fascista «Europa Civiltà» e del gruppo di estrema destra Jeune Europe fondato da un ex SS. Mario Moretti, che sparò a Moro (che coincidenza: anche nel gruppo di fuoco che uccise Mussolini c’era un Moretti, Michele), generò molti sospetti nei leader storici delle Br, i quali ipotizzarono che potesse essere manovrato da ambienti esterni (servizi segreti o apparati deviati). E Mauro Rostagno diventò poi un guru della setta degli Hare-Krishna...
E poi, tra fede e militanza ci sarebbero le storie di «Frate mitra », dell’«Infiltrato di Dio» e del compositore Igor Markevitch (1912-83), ucraino, (presunto) agente segreto del Kgb, intermediario fra i terroristi e l’Urss, direttore d’orchestra, «l’Orchestratore», il Grande Vecchio, detto «il Druido»...È quando inizia la lunga notte della Repubblica, lontani dal caos del mondo materiale, che comincia il risveglio dell’Anima.