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De Chirico, Carrà e De Pisis: la Metafisica come romanzo

Trione cura una mostra che parla di maestri ed eredi. "Modernità e malinconia" la tappa a Palazzo Reale

De Chirico, Carrà e De Pisis: la Metafisica come romanzo
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Una mostra costruita come un romanzo, in diversi capitoli e un prologo, disseminata di parecchi indizi, qualche colpo di scena e un allestimento che incornicia perfettamente il tutto. Metafisica/Metafisiche è il progetto a cura di Vincenzo Trione che a Milano, su quattro sedi, racconta come mai fatto prima, i giganti della Metafisica (il gran maestro Giorgio de Chirico e poi Carrà, Savinio, De Pisis, Morandi) in dialogo con i loro allievi, gli eredi e gli epigoni (fino al 21 giugno).

È un progetto espositivo enciclopedico, «quasi un piccolo film», ci dice Trione dopo aver citato la battuta fulminante di Coco Valori, la critica d'arte de La Grazia, l'ultimo film di Sorrentino («gli artisti contemporanei non valgono un mignolo di de Chirico»). Davvero? Non esattamente, come vedremo. Questa mostra diffusa promossa dal Mic e dal Comune di Milano, con la produzione di Palazzo Reale, Museo del Novecento, la Grande Brera, Gallerie d'Italia e la casa editrice Electa è una delle perle del programma culturale dei Giochi Milano-Cortina.

La prima tappa è «Modernità e malinconia» a Palazzo Reale, dove oltre 400 opere, valorizzate da un allestimento denso di contrappunti letterari che spaziano da Arbasino a Calvino e da pannelli di sala particolarmente efficaci, raccontano dapprima la «rivoluzione metafisica» del gruppo storico nato a Ferrara nel 1917 grazie a «re Giorgio» (de Chirico): sbalorditiva la prima sala punteggiata dai suoi capolavori (con prestiti importanti dalla Gnamc di Roma). Si procede poi con gli altri maestri metafisici, «artisti solitari e inespugnabili», ciascuno dei quali segue un suo particolare ritmo visivo: «La Metafisica non è una scuola ci dice Trione , ma significa guardare il mondo da angolazioni diverse e far convivere un'apparente chiarezza con il massimo dell'enigma. In tutti i quadri esposti c'è qualcosa che non torna». Un'architettura impossibile, un oggetto fuori posto, un'ombra ambigua. Questo «lessico metafisico» è entrato nell'immaginario visivo del Novecento e degli ultimi anni. Passeggiamo per le sale finali della mostra dedicate alle firme del contemporaneo, da Andy Warhol a Dalí (presenti in mostra con pezzi notevoli), da Kounellis a Paolini: moltissima arte, italiana e internazionale, si è nutrita e si nutre ancora delle «ossessioni metafisiche» (le piazze vuote, le architetture antiche, le statue). La Metafisica, e la mostra ben lo rappresenta, si è disseminata anche nel design, nella moda, nell'architettura e nella fotografia: «È diventata un modo di leggere il mondo: siamo tutti metafisici», chiosa Trione.

La tappa di Palazzo Reale si chiude con l'installazione di Francesco Vezzoli in dialogo con de Chirico, il «pictor optimus» che per primo elevò i manichini a protagonisti dell'arte.

Questo viaggio metafisico un progetto come da tempo non si vedeva a Milano prosegue al vicino Museo del Novecento (al quarto piano, tra gli archivi, con disegni e fotografie legati ai lavori milanesi di de Chirico, Savinio e Carrà) e alle Gallerie d'Italia. La prossima settimana, a Palazzo Citterio, sarà svelata anche l'ultima tappa: l'inedito omaggio dell'artistar sudafricano William Kentridge a Giorgio Morandi.

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