Atletica, per gli azzurri sarà un mondiale grigio: lo dicono le classifiche 2009

In base alle graduatorie delle prestazioni stagionali pochissime le speranze italiane di medaglia alla rassegna iridata che parte a Berlino domani: solo nella marcia e nei salti si può sognare. Per la Cusma, la Rosa, la Grenot e i triplisti possibile accesso in finale. E poi...

L'unica buona notizia è che sarà davvero difficile fare peggio che a Helsinki 2005, quando l'Italia dell'atletica leggera portò a casa dal mondiale finlandese il solo bronzo di Alez Schwazer nella 50 km di marcia. Quindi basterà un secondo posto perché quella che partecipa ai mondiali che iniziano a Berlino per concludersi il 23 non diventi la peggiore spedizione iridata dell'Italia che corre, marcia, salta e lancia. E toccherà probabilmente allo stesso Schwazer e alla marcia evitare quest'onta e salvare la faccia. Perché a giudicare dalle «entry list», vale a dire dalle graduatorie stagionali e assolute degli iscritti alle varie specialità, di altre speranze ce ne sono ben poche. E vediamole, queste graduatorie, settore per settore.
Velocità. Qui facciamo solo numero. Nei 100 maschili sono iscritti Fabio Cerutti, Simone Collio e Emanuele Di Gregorio. Il migliore stagionale è Collio con un 10'06" che ne fa il 30° centometrista dell'anno, lontano 37 centesimi da Usain Bolt. Nei 200 il solo Matteo Galvan si cimenta: meglio così, visto che con il 20'62" fatto segnar a Kaunas il 18 luglio è 88° nella graduatoria mondiale. Tra le donne brilliamo per assenza nei 100 e nei 20 è icritta la sola Libania Grenotm che però è specialista dei 400. Nel mezzo giro di pista l'italo-cubana vanta quest'anno un 22'93" fatto a Rieti a maggio, 38esima prestazione mondiale. Da finale ma niente di più la 4x100 maschile, che quest'anno vanta (si fa per dire) un 38'77" fatto registrare a Leriria in Coppa Europa da Tomasicchio-Collio-Di Gregirio-Cerutti. Otto nazioni hanno fatto meglio.
Velocità prolungata e mezzofondo. Segnali di vita, soprattutto tra le donne. La Grenot infatti è settima al mondo con 50'30" (Pescara, Giochi del Mediterraneo, 2 luglio) e, pur se molto lontana dalle leader Sanya Richards (Usa) e Antonina Krivoshapka (Russia), accreditate di 49'23" e 49'29", può sperare nell'accesso alla finale. Stesso discorso per Elena Cusma-Piccione negli 800: quest'anno ha un 1'58'99" (Parigi, 17 luglio) che ne fa la decima al mondo e la ottava tra le iscritte a Berlino. Destinata a fare da comprimaria invece l'altra italiana del doppio giro, Daniela Reina, con il suo 2'01'27" di stagione. La Cusma-Piccione bissa sui 1500 ma qui le sue possibilità sono molto inferiori: quest'anno ha un 4'04'98", tempo superiore a quello di 23 colleghe che parteciperanno al «miglio» a Berlino. E gli uomini? Onor di firma. Nei 400 Galvan con il suo 45'88" stagionale è addirttura 103° al mondo, negli 800 Lukas Rifeser ha un 1'45'88" dignitoso (37° al mondo quest'anno) ma poco di più e nei 1500 abbiamo Christian Obrist che quest'anno con 3'37'97" è 79°. Nella 4x400 schieriamo solo quella femminile: quest'anno con il 3'28'77" ottenuto da Reina-Spacca-Milani-Grenot a Leiria in Coppa Europa è la quarta al mondo dietro Usa, Russia e Giamaica.
Fondo. Un tempo fucina di medaglie, oggi un buco nero. Tra i maschi schieriamo Daniele Meucci nei 5000, ma il suo 13'26'09", 87esima prestazione mondiale stagionale con la quale non avrebbe vinto nemmeno il bronzo alle Olimpiadi di Montreal del 1976, non autorizza alcun tipo di illusione. Nei 10mila e nei 3mila siepi saggiamente «passiamo» la mano mentre nella maratona Ruggero Pertile può far bene: quest'anno ha fatto 2h09'53' a Torino ad aprile, ma dei 63 che lo precedono al mondo 52 sono keniani ed etiopi - che potranno schierare solo tre uomini al mondiale - quindi Pertile risale al 16° posto della «entry list» berlinese. Tra le donne abbiamo Silvia Weissteiner nei 5mila, con un 15'15'95" stagionale deludente (il personale è 13 secondi più veloce) che ne fanno la quindicesima allo start. Nei 10mila nessuna iscritta così come nella gloriosa maratona (che smacco!), mentre nei 3000 siepi si avventura Elena Romagnolo, quest'anno ferma a 9'39'49" (44esima al mondo) ma della quale ricordiamo la inattesa finale olimpica meno di un anno fa. Chissà...
Ostacoli. Encefalogramma piatto. Nessun iscritto né tra gli uomini né tra le donne.
Salti. Con un po' di ottimismo lo potremmo definire il settore migliore dopo la marcia, ad onta dell'assenza della stella cadente Andrew Howe. Questo grazie alla classe e all'esperienza di qualche asso che speriamo ci stupisca. Andiamo con ordine e partiamo dagli uomini: nell'alto maschile a Berlino gareggerà l'esperto Giulio Ciotti (quasi 33 anni), da anni su livelli dignitosi: quest'anno vanta un 2,31 che è anche il suo personale. In una specialità da anni stagnante basta per essere al settimo posto della entry list di una gara che ha nel russo Ivan Ukhov (2,35 quest'anno, ma un 2,40 indoor) il suo strafavorito. Nell'asta puntiamo su Giuseppe Gibilisco (campione mondiale nel 2003) come su un totem. Il suo «seasonal best» è un anonimo 5,70 (30° al mondo, 14° nella entry list di Berlino) ma l'asta è notoriamente una lotteria. Magari la finale ci scappa. Nel lungo siamo orfani di Howe (non partito) e nel triplo c'è l'incognita Fabrizio Donato. Campione europeo indoor a marzo a Torino con un ottimo 17,59, il saltatore ciociaro si è poi infortunato e nell'attività all'aperto non ha di fatto misure. A lungo incerto, ha alla fine deciso di partire per Berlino, dove solo un pugno di atleti, sulla carta, è più forte di lui. Ma non c'è solo Donato: nel triplo a Berlino saranno impegnati anche Fabrizio Schembri, ottimo ottavo stagionale outdoor con 17,27 e Daniele Greco (13° con 17,20). Sognare una finale con tre azzurri non è assurdo. Tra le donne la carta più alta è quella di Antonietta Di Martino, che vanta un 2,00 stagionale (quarta prestazione mondiale) e un 2'03 assoluto (sesta): visto l'equilibrio dietro le inarrivabili Blanka Vlasic (2,05 stagionale) e Ariane Friedrich (2,06) si può sognare un bronzo. Nell'asta si presenta a Berlino l'atleta probabilmente più in forma del movimento azzurro: quella Anna Giordano Bruno che pochi giorni fa a Milano ha ritoccato il primato nazionale con 4,60, misura che la pone al decimo posto della «entry list» di Berlino. Ma la friulana è in crescita e con qualche centimetro in più potrebbe ambire a una finale dignitosa. Nessuna iscritta nel lungo, mentre nel triplo schieriamo l'eterna Magdelin Martinez (già bronzo nel 2003), capace ancora quest'anno di stare nell'élite mondiale con il 14,33 che la pone al 16° posto della lista di iscritte. Quanto al personale dell'ex cubana (15,03), solo sette delle atlete che si schierano a Berlino hanno fatto meglio.
Lanci. Poche speranze. Tra i maschi schieriamo il solo Nicola Vizzoni nel martello. Quest'anno l'argento olimpico di Sydney vanta un buon 79,74, quasi sui suoi livelli migliori (il suo personale è 80,50), ed è sesto nella graduatoria mondiale. ma niente sogni: l'ungherese Krisztián Pars, lo sloveno Primoz Kosmus, il bielorusso Yury Shayunou e il russo Aleksey Zagornyi sembrano per misure e continuità inarrivabili. Tra le donne abbiamo la pesista Chiara Rosa che quest'anno ha fatto il suo personale con 19,15: a Berlino solo sette le partiranno avanti; e le martelliste Silvia Salis e Clarissa Claretti, accreditate quest'anno rispettivamente di 71,77 (18esima al mondo) e 71,66 (19esima). Ma se dovessimo puntare un euro sull'accesso alla finale, lo faremmo sulla seconda.
Marcia. Qui siamo una potenza. Tre le gare. Nella 20 km maschile schieriamo Ivano Brugnetti, Giorgio Rubino e Jean-Jacques Nkouloukidi. Il primo, 33 anni a settembre, quest'anno è lontano dai vertici mondiali (1h22'33', 54° posto) ma ha classe ed esperienza da vendere; il secondo, 23 anni, è in fase di esplosione e con 1h19'37' è quinto al mondo, il terzo (1h23'55' nel 2009) deve fare squadra. Difficile insidiare l'ufo russo Valeriy Borchin (1h17'38' il 28 febbraio scorso) ma per una medaglia potrebbe bastare. Nella 50 km il superfavorito Alex Schwazer arriva a Berlino a fari spenti, senza tempi stagionali ma con un personale assoluto che è il migliore: suo avversario il leader stagionale, il francese Yohan Diniz (3h38'45'). Altri italiani ai nastri di partenza Marco De Luca (3h54'35' nel 2009, 22° al mondo) e Diego Cafagna (4h01'47' nel 2009, 37°). Tra le donne nella 20 km le nostre chance sono nelle gambe di Elena Rigaudo, quest'anno accreditata di un tempo di 1h29'04' che ne fa la dodicesima al mondo e la nona a Berlino. Ma vista la forza delle quattro russe (Olga Kaniskina, Anisya Kirdyapkina, Vera Sokolova e Larisa Emelyanova) difficile nutrire sogni di podio. Con la Rigaudo in strada Valentina Trapletti (1h36'32') che farà un po' di esperienza.
Prove multiple. Nel decathlon maschile e nell'eptathlon femminile nessuna traccia d'Italia. Viste le classifiche mondiali stagionali non c'è da stupirsi...

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