Proprio quando sembrava profilarsi un po' di serenità dopo la frana dello scorso 16 gennaio, Niscemi si rivivono giorni di ansia e questa volta per la guerra in Iran. Perché quanto sta succedendo in Medio Oriente, interessa la Sicilia, la regione italiana quasi d’avamposto rispetto ai luoghi della guerra per il ruolo strategico che le basi siciliane rivestono nel Mediterraneo. In Sicilia non c’è solo Sigonella -la base militare statunitense a Catania da cui sono partiti i droni da ricognizione americani che hanno preparato l’attacco in Iran e che hanno volato in quelle zone dal 25 al 28 febbraio- o Trapani Birgi dove c’è un altro aeroporto con aerei americani in allerta.
C’è anche Niscemi e lì c’è il MUOS (Mobile User Objective System) che è il sistema di comunicazioni satellitari militari ad alta frequenza e a banda stretta, gestito dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, composto da quattro satelliti e quattro stazioni di terra con parabole grandi 18 metri. MUOS operativo ogni giorno e che da almeno una settimana avrebbe aumentato la sua ‘attività’. A protezione di questa istallazione -contro la cui presenza alla Sughereta di Niscemi, a meno di 5 chilometri dal centro abitato, si batterono anni fa forze politiche, ambientaliste e sociali ma che alla fine fu regolarmente costruito e messo in funzione- è stato rafforzato lo scudo aereo anti-missili iracheni con sistemi SAMP/T. Non c’è pace, insomma, per Niscemi e per la sua gente che non aveva ancora superato la paura della frana per ritrovarsi immersa in un’altra paura forse ancora più buia: la guerra.
La frana quasi 50 giorni fa e adesso il MUOS obiettivo sensibile e che è alle porte della città… E se sul fronte del post frana arriva qualche buona notizia con il restringimento della zona rossa, l’adattamento buono a nuovi alloggi seppure temporanei di parecchie famiglie sfollate, la certezza dei libri salvati della biblioteca, l’attività a pieno regime delle scuole seppure con logistica adattata ma efficace, gli interventi a protezione della case evacuate e i fondi IRFIS -20.000 euro circa- come ristoro alla sessantina di imprese colpite dall’evento di metà gennaio e impossibilitate a lavorare, la presenza del MUOS mette la cittadina nissena e chi ci vive in apprensione.
Il MUOS garantisce il collegamento tra tutti gli aerei, droni, navi e sottomarini americani e, dunque, è coinvolto nelle operazioni militari Usa in Iran. E per questo, in uno scenario di ritorsioni iraniane, diventa bersaglio -non solo simbolico- di prim’ordine. Il rafforzamento dello scudo aereo su di esso -nonostante i più di 4.
000 chilometri di distanza dai luoghi di guerra- è certamente una misura di sicurezza ma proprio questo ‘rafforzamento’ non rasserena quanto piuttosto, racconta la gravità del momento e motiva e giustifica l’apprensione dei Niscemesi. Che un inizio di 2026 così, non lo avrebbero pensato neppure nelle più pessimistiche previsioni…