Ora Travaglio fa il garantista con Conte

Contro l'inchiesta del pm di Bergamo arrivano le critiche del direttore del Fatto quotidiano: una mossa per difendere il leader del Movimento 5 Stelle?

Ora Travaglio fa il garantista con Conte

Ci può essere sempre una prima volta nella vita. Certo, però, che è curioso che il garantismo di Marco Travaglio arrivi proprio in occasione dell’inchiesta giudiziaria sull'esplosione del Covid nella Bergamasca di tre anni fa esatti che vede coinvolto anche Giuseppe Conte, suo caro vecchio idolo. Fatto sta che l'intervista rilasciata ad Huffington Post dal direttore del Fatto Quotidiano sia un concentrato di sacrosante delucidazioni sullo stato di diritto. Mancava soltanto la citazione de "tutti sono innocenti fino a sentenza definitiva" e la trasformazione dal giustizialismo forcaiolo al perfetto garantismo sarebbe stata completata. Per quanto il dubbio – più che fondato – è che sia solo un passaggio momentaneo verso il lato "oscuro". Anche perché Travaglio è reduce dalle sue recenti proteste per l'assoluzione di Berlusconi nel Ruby ter.

Perfino uno come lui, abituato a dormire con le manette e la forca sotto al letto, non ha potuto non esprimere delle (giuste) riserve davanti alle dichiarazioni rilasciate dal procuratore capo di Bergamo, Antonio Chiappani, sull'indagine relativa alla gestione iniziale della pandemia, che ora vede indagati l'ex presidente del Consiglio e l'ex ministro della Salute Roberto Speranza, insieme ai vertici della regione Lombardia e delle istituzioni sanitarie. Con quelle parole, sostiene Travaglio, Chiappani "dà l'idea di non credere alla solidità delle sue indagini. Se non ci crede neanche lui, andiamo male. Perché qui non parliamo di un processo senza vittime. Le vittime ci sono e i loro familiari hanno già molte aspettative. Ecco, nel caso in cui non ci siano vittime, se tu imposti un maxi processo e i giudici te lo smontano, la cosa non ha grosse conseguenze".

In sintesi: aprire un processo per determinare le eventuali responsabilità penali di un virus che ha colto il mondo intero completamente di sorpresa non ha alcun senso. Eppure, non manca in ogni caso un passaggio in cui il direttore del Fatto Quotidiano non difenda il leader del Movimento 5 Stelle per la sua scelta di non fare la zona rossa in Lombardia nei primissimi giorni del marzo 2020: "Ormai si è fuori tempo massimo. E la bozza di decreto preparata da Speranza viene accantonata perché ormai il contagio dilaga ovunque, nella Bergamasca e in gran parte della Lombardia". Non solo, ma contemporaneamente all'"assoluzione" di Conte arriva anche l'attacco agli amministratori locali: "La Lombardia non voleva né le zone rosse né il lockdown. Non le volevano i rappresentanti delle attività produttive e nemmeno i politici, di destra e di sinistra, da Fontana a Gallera, da Gori a Sala. E il governo centrale non poteva agire contro le Regioni".

Infine, la bocciatura sulla commissione d'inchiesta. "Se fossimo un Paese con una classe politica matura, al di là degli illeciti penali specifici che sono di competenza della magistratura, affideremmo il resto del materiale a una commissione parlamentare d’inchiesta. Ma siccome non lo siamo, sono contrario anche a questa opzione".

Questo perché "non sarebbe una commissione che fa chiarezza, ma un ballatoio dove ci si tirano gli stracci e si regolano i conti". Insomma: benvenuto Marco Travaglio nel mondo dei garantisti. Anche se la sensazione è che non vi soggiornerà per molto a lungo. In attesa della prossima ghigliottina.

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