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Ferrero spalma 20 miliardi di dolcezza

Non solo Nutella, il fatturato sale del 4% con un mix di acquisizioni e nuovi prodotti Il gruppo in accelerazione con l’operazione Kellogg e l’espansione del catalogo

Ferrero spalma 20 miliardi di dolcezza
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All’inizio fu la pasta Giandujot, inventata da Pietro Ferrero nel 1946. Aveva poco cacao, a causa delle ristrettezze post-belliche. La versione riveduta della ricetta, che oggi conosciamo come Nutella, è opera di Michele Ferrero, che la lanciò nel 1964. Da allora la crescita dell’azienda piemontese di Alba non si è mai fermata e oggi è un impero sul quale non tramonta mai il sole, con 36 stabilimenti in tutto il mondo. Il gruppo presieduto da Giovanni Ferrero e guidato dal ceo Lapo Civiletti ha chiuso l’esercizio 2024/2025 con un fatturato consolidato di 19,3 miliardi di euro, in crescita del 4,6% rispetto all’anno precedente. Ma l’azienda, che proprio quest’anno festeggia 80 annidi storia, non intende fermarsi qui: «La nostra strategia di crescita basata sull’innovazione del portafoglio e sull’espansione in nuove categorie e mercati continua a produrre risultati positivi. L’aumento degli investimenti di capitale effettuati nel 2024/2025 e le nostre recenti acquisizioni riflettono la nostra fiducia nel futuro e la nostra capacità di investire a lungo termine», ha dichiarato Daniel Martinez Carretero, direttore finanziario di Ferrero. Oltre all’ampliamento del catalogo prodotti, con il lancio della Nutella vegana «Plant-Based» per soddisfare un mercato dei consumatori in continua evoluzione, un’intensa campagna acquisti a suon di miliardi sta guidando una crescita senza soste. Tra le ultime grandi acquisizioni, infatti, c’è stata quella per 3,1 miliardi del marchio americano di cereali WK Kellogg Co negli Stati Uniti, in Canada e nei Caraibi.
Ma anche di Power Crunch, che produce barrette proteiche. Mosse che raccontano molto di un gruppo che non si adagia sui suoi marchi storici, da Estathè ai cioccolatini Ferrero Rocher, ma guarda anche alle nuove tendenze emerse negli ultimi anni che guardano a un’alimentazione più sana. Il gruppo ha puntato molto anche sul settore dei gelati «premium» con l’estensione di tre marchi nordamericani: Butterfinger, BabyRuth e 100 Grand.
Il mercato statunitense è molto importante, soprattutto in una fase delicata e contraddistinta dai dazi americani al 15%: per questo diventa necessario potenziare la produzione all’estero per minimizzarne l’impatto. In tal senso, la crescita futura è stata sostenuta da un aumento degli investimenti di capitale pari a circa 1,1 miliardi e anche dall’acquisizione di WK Kellogg. Nell’ambito dell’operazione - si legge sulla nota ufficiale - l’organico di Ferrero si è ampliato con 3mila dipendenti, portando oggi il loro numero complessivo a oltre 50mila in tutto il mondo. In Nord America è stato annunciato l’ampliamento del proprio stabilimento di Brantford, nell’Ontario. Ciò consentirà di creare 500 posti di lavoro e di portare per la prima volta la produzione dei biscotti Nutella al di fuori dell’Europa.

Il gruppo ha inoltre aperto un nuovo stabilimento Kinder Bueno a Bloomington, Illinois, che darà lavoro a 200 nuovi dipendenti. Ferrero ha inoltre potenziato il proprio stabilimento di Villers-Ecalles, nel nord della Francia. E pensare che tutto è partito da una pasticceria di Alba.

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