La corsa a Warner Bros. Discovery entra in una fase decisiva e, almeno per ora, vede Paramount Skydance in vantaggio. Netflix ha infatti scelto di non rilanciare dopo l’ultima proposta migliorativa presentata dal gruppo guidato da David Ellison, riconosciuta dal consiglio di amministrazione di WBD come offerta superiore rispetto all’intesa precedentemente raggiunta con la piattaforma di streaming. Una mossa che ridisegna gli equilibri di una trattativa miliardaria con forti implicazioni industriali e politiche.
Netflix si ferma
Netflix ha ufficializzato la decisione di non adeguarsi alla nuova offerta di Paramount Skydance, spiegando che l’operazione, pur considerata strategicamente interessante, non risponde più ai criteri economici fissati dal gruppo. Nella comunicazione diffusa dalla società, il management ha sottolineato che l’accordo negoziato con Warner Bros. Discovery avrebbe potuto generare valore per gli azionisti, ma che il prezzo necessario per restare in gara ha reso l’operazione poco attraente dal punto di vista finanziario. La piattaforma ha anche rimarcato di aver sempre considerato questa acquisizione come un’opportunità favorevole solo entro determinate condizioni: un’operazione “utile”, ma non indispensabile. Da qui la scelta di interrompere la sfida, accompagnata da un ringraziamento a WBD per la gestione del processo, definita corretta e rigorosa.
Una trattativa lunga e complessa tra rilanci e bocciature
La partita su Warner Bros. Discovery si trascina da mesi. A dicembre Netflix aveva raggiunto un’intesa da circa 83 miliardi di dollari per una grande divisione del gruppo, accordo valutato positivamente dal consiglio di amministrazione di Warner. Nel frattempo, però, Paramount Skydance era entrata con una proposta ostile rivolta direttamente agli azionisti e riferita all’intera società, per un valore molto più elevato. La prima offerta di Paramount, pari a circa 108 miliardi di dollari (30 dollari per azione), era stata giudicata insufficiente e fragile sotto il profilo finanziario dal board di Warner Bros., che aveva invitato gli azionisti a respingerla. In un secondo momento il gruppo aveva cercato di rafforzare la propria posizione introducendo nuove garanzie economiche, ma anche quel tentativo era stato respinto.
Il rilancio decisivo di Paramount e l’uscita di scena di Netflix
Dopo le prime due bocciature, Paramount Skydance ha alzato ulteriormente la posta. Il 24 febbraio il gruppo ha presentato una nuova proposta, portata a circa 111 miliardi di dollari, che ha cambiato il quadro della trattativa. L’offerta è arrivata anche grazie a una finestra concessa da Netflix, che aveva autorizzato una deroga per consentire a Warner di valutare in modo completo l’alternativa. A quel punto Warner Bros. Discovery ha concesso a Netflix quattro giorni di tempo per decidere se pareggiare o superare il rilancio. La risposta è stata negativa. Ted Sarandos e Greg Peters, amministratori delegati della società, hanno motivato la scelta ribadendo che l’operazione, a quelle condizioni, non risultava più sostenibile. Parallelamente, Netflix ha rivendicato la solidità del proprio business, ricordando la crescita organica, gli investimenti previsti per contenuti premium e la ripresa del piano di buyback.
Il nodo Ellison-CNN e i timori sul pluralismo dell’informazione
Se l’operazione dovesse andare in porto, il controllo di Warner Bros. Discovery passerebbe di fatto nell’orbita della famiglia Ellison. Larry Ellison, fondatore di Oracle, ha avuto un ruolo chiave nel rafforzamento della proposta economica, mentre il figlio David è diventato il punto di riferimento del nuovo assetto di Paramount dopo l’integrazione con Skydance Media. L’eventuale acquisizione di Warner da parte di Paramount Skydance aprirebbe però anche un dossier delicato sul fronte mediatico. Oltre agli asset cinematografici e dell’intrattenimento, nel perimetro rientra infatti CNN, una delle principali emittenti all-news statunitensi.
La prospettiva di concentrare sotto un unico controllo una quota ancora più ampia dell’informazione televisiva americana alimenta da tempo preoccupazioni sul pluralismo, soprattutto alla luce del peso politico e relazionale attribuito alla famiglia Ellison nel panorama statunitense.