Mondo

Ban ki-Moon da Gaza: "Israele tolga il blocco"

Il segretario generale dell'Onu nei Territori palestinesi: "Questo blocco provoca sofferenze umane inaccettabili". Netanyahu in partenza per gli Usa: "Il piano su Gerusalemme Est va avanti". Scontri in Cisgiordania: soldato uccide due palestinesi

Ban ki-Moon da Gaza: "Israele tolga il blocco"

Gaza - Il blocco israeliano contro la Striscia di Gaza "causa delle sofferenze umane inaccettabili". Lo ha dichiarato oggi il segretario generale dell’Onu, Ban ki-Moon, durante la sua visita nel territorio palestinese devastato durante la guerra tra Israele e Hamas dello scorso anno. "Ho detto chiaramente e in modo ripetuto ai dirigenti israeliani che la loro politica di blocco non è sostenibile ed è dannosa" ha dichiarato Ban ki-moon a Khan Younis, nel Sud della Striscia di Gaza. "Questa politica è anche controproducente. Indebolisce i moderati e al contrario dà potere agli estremisti" ha sottolineato il segretario generale dell’Onu.

Nuovi alloggi Per la prima volta negli ultimi anni Israele si impegna a consentire l’introduzione a Gaza di materiale per la costruzione, sia pure in quantità ridotte. Lo ha detto Ban ki-Moon. I cantieri si erano fermati di fatto nel 2006, in seguito alla vittoria di Hamas alle elezioni politiche palestinesi. In una conferenza stampa Ban ha anche denunciato il blocco israeliano della striscia di Gaza, tanto più preoccupante ai suoi occhi "quando si pensi che la metà della popolazione di Gaza è al di sotto dei 18 anni di età". "L’Unrwa (l’agenzia delle Nazioni Unite per i profughi palestinesi) continuerà anche in futuro a fare il possibile per assistere la popolazione locale" ha assicurato. Ban ki-Moon non ha incontrato alcun esponente di Hamas. Ma Ahmed Yussef (un consigliere di Ismail Haniyeh, che è il capo dell’esecutivo a Gaza) ha egualmente espresso un parere positivo sulla sua visita "nelle speranza che essa serva a rimuovere l’assedio israeliano". La visita odierna si svolge in un clima di forte tensione militare in seguito alla ripresa di lanci di razzi da Gaza verso il Neghev israeliano (che giorni fa hanno provocato la morte di un bracciante thailandese) e ai conseguenti raid aerei israeliani, che ieri hanno provocato una quindicina di feriti.

Scontri in Cisgiordania Un soldato israeliano ha aperto il fuoco nella Striscia di Gaza uccidendo due palestinesi. L’episodio è stato confermato dall’esercito. Secondo quanto riferito da un portavoce militare i due palestinesi stavano tentando di pugnalare un soldato dello stato ebraico.

Israele non molla su Gerusalemme Est Alla vigilia della partenza per gli Stati Uniti il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha affermato che per Israele "la costruzione a Gerusalemme è come quella a Tel Aviv". Aprendo la seduta settimanale del suo governo Netanyahu ha ribadito che per i progetti israeliani di sviluppo nell’intero territorio municipale di Gerusalemme la politica del suo governo non differisce da quella dei governi passati. Con queste precisazioni ha inteso respingere la critiche espresse dagli Stati Uniti per progetti di estensione del rione ebraico ortodosso di Ramat Shlomo (con 1.600 nuovi alloggi), progetti annunciati mentre a Gerusalemme si trovava in visita il vicepresidente degli Stati Uniti Joe Biden. Quell’episodio ha innescato un’aspra crisi fra Israele e Usa. In nottata, dopo aver incontrato l’emissario statunitense George Mitchell e il Segretario generale delle Nazioni Unite Ban ki-Moon, Netanyahu partirà per Washington (accompagnato dal ministro della difesa Ehud Barak), dove parteciperà a un evento della Aipac, la lobby filo-israeliana. Ancora non è noto se Netanyahu sarà ricevuto dal presidente Barack Obama, così come anticipato dalla rete televisiva Fox News. Secondo la stampa odierna Netanyahu ha già informato il Segretario di stato Hillary Clinton di essere disposto a fare alcune concessioni per consentire il rilancio di negoziati indiretti di pace con l’Anp. Fra queste, secondo la stampa: la liberazione di detenuti di al-Fatah; la rimozione di posti di blocco in Cisgiordania; la disponibilità ad affrontare subito questioni connesse ad un assetto definitivo di pace con i palestinesi; e la realizzazione di un progetto edile a Khan Yunes (Gaza).

Commenti