Luigi Lovaglio scende in campo con la sua lista per il prossimo cda del Monte dei Paschi. È la terza, accanto a quella del Consiglio uscente e a quella di Assogestioni già depositate in vista dell’assemblea del 15 aprile. L’elenco di 12 nomi per il board è stato presentato ieri dalla holding PLT della famiglia Tortora, che detiene oltre l’1,2% di Mps. Candidato come amministratore delegato è lo stesso Lovaglio, classe 1955, mentre per la carica di presidente viene proposto l’ottantunenne Cesare Bisoni, ex presidente di Unicredit.
Ieri alle agenzie il patron di Plt, Pierluigi Tortora, ha precisato di non aver avuto contatti né con Francesco Milleri della holding Delfin, né con il gruppo Caltagirone. Poi ha anche spiegato di «scommettere sulla maxi banca che nascerà dalle nozze tra Mps e Mediobanca» perché «è un modello di banca internazionale, alla Jp Morgan». La citazione non pare casuale. Secondo quanto riferiscono fonti de il Giornale, infatti, ad “attivare” la famiglia Tortora sarebbe stato Vittorio Grilli, ex dirigente di Jp Morgan, oggi presidente di Mediobanca e che, con la fusione tra il Monte e Piazzetta Cuccia diventerebbe presidente del nuovo polo bancario. Di certo, a spingere per la discesa in campo di Lovaglio non è stato il Mef, che anzi avrebbe proposto di recente all’ad di Mps di prendere il timone di Amco, la società pubblica attiva nelle gestione dei crediti deteriorati.
Ma quali sono gli altri nomi della lista targata Lovaglio-Grilli e presentata da PLT? Il fatto curioso è che molti hanno avuto esperienze, e alcuni ancora oggi, in Cassa Depositi e Prestiti. Come Flavia Mazzarella, ex Bper, che è presidente del Comitato parti correlate di Cdp, o come Livia Amidani Alberti (Cdp Venture Capital ed ex Creval, come Lovaglio), mentre Massimo Di Carlo ha lasciato la Cassa all’inizio dell’anno scorso dove era entrato nell’ente nel marzo del 2022. Prima di questo incarico, Di Carlo aveva avuto una lunga carriera in Mediobanca, di cui nel 2006 era diventato vicedirettore generale. Nel 2019, aveva però cambiato rotta entrando in Illimity, la banca fondata da Corrado Passera che oggi è proposto nella lista caldeggiata da Caltagirone e che, come ha scritto ieri il Giornale, sarebbe pronto a candidarsi come ad in asse con Lovaglio. La liason, verso cui portano forti indizi, curiosamente non è stata ancora smentita da Passera.
Nella rosa presentata ieri c’è anche Carlo Corradini, azionista di Plt, in passato ceo di Banca Imi nonché ex presidente del collegio sindacale di Cdp e presidente di Banor Sim. Nell’elenco compare poi Patrizia Albano, membro del Comitato nomine e presidente del Comitato Corporate Governance di Fineco da cui ha annunciato le dimissioni lo scorso 20 marzo con efficacia il 10 aprile. Infine, compaiono nella lista Paola Leoni Borali, Paolo Massimo Martelli, Andrea Cuomo, Paola Girdinio e Dante Campioni. La lista del collegio sindacale si compone, invece, di Monica Vecchiati come sindaco effettivo e Francesca Sandrolini come sindaco supplente. Si tratta di una lista che la famiglia Tortora nel comunicato definisce una proposta «aperta», rivolta a «tutti gli azionisti che si riconoscano negli obiettivi e nei principi fondanti dell’iniziativa».
Con quali regole si giocherà la partita? Con le modifiche statutarie legate alla Legge Capitali, la lista che risulterà vincente non ha più, come in passato, la possibilità di essere eletta in blocco lasciando solo tre seggi alla lista di minoranza espressione dei fondi. Il nuovo statuto di Mps prevede che «dalla lista giunta per prima per numero di voti dovranno in ogni caso essere tratti un numero di consiglieri non inferiore alla metà più uno». Quindi 8 consiglieri sui 15 componenti che rappresentano la totalità del consiglio senese.
In quel caso dalla lista del cda, se risultasse seconda per numero di voti, e dalla lista degli investitori istituzionali (con tre nomi) verrebbero presi i restanti 7 rappresentati in consiglio.