Bari, Tarantini dal carcere: "Non volevo fuggire"

L'imprenditore, arrestato ieri all'aeroporto, si difende dopo una notte trascorsa in cella: "Ho sempre collaborato con i magistrati. Non è vero che volevo andare in Tunisia". Lunedì l'udienza di convalida del fermo, il legale: "Provvedimento inconsistente". Il pm: "Tarantini ha mentito"

Bari, Tarantini dal carcere: "Non volevo fuggire"

Bari - "Non volevo fuggire, non avevo alcuna intenzione di andare in Tunisia né di trasferire lì i miei interessi". È quanto ha "giurato" al suo difensore, Nicola Quaranta, l’imprenditore barese Gianpaolo Tarantini, fermato ieri dalla Guardia di finanza per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti e per pericolo di fuga e inquinamento delle prove. Tarantini è ora rinchiuso nel carcere di Bari in attesa che il gip fissi, quasi certamente per lunedì prossimo, l’udienza di convalida del fermo. L’ipotesi che Tarantini stesse per trasferire in Tunisia i propri interessi è alla base del decreto di fermo firmato dal Pm Giuseppe Scelsi, che contesta all’imprenditore anche "un forte inquinamento delle prove". Tarantini è indagato dalla procura di Bari anche per associazione per delinquere finalizzata alla corruzione di medici e dirigenti sanitari pugliesi e per il favoreggiamento della prostituzione per le donne e le escort ingaggiate e inviate nelle residenze private del premier Silvio Berlusconi.

Il pm: "Ha mentito" Tarantini, secondo la pubblica accusa, ha fornito false dichiarazioni alla procura di Bari durante il suo interrogatorio del 27 luglio scorso rilasciato nell’inchiesta sull’acquisto e sulla cessione di cocaina durante i coca-party organizzati nell’estate del 2008 nella sua villa in Sardegna. Anche per questo motivo il pm Scelsi ha firmato ieri un decreto di fermo nei confronti dell’imprenditore 34enne accusandolo di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Il magistrato avrebbe per questo motivo contestato all’indagato il pericolo di inquinamento delle prove.

Le quantità di droga Tarantini non avrebbe acquistato, così come ha dichiarato alla magistratura, 50-70 grammi di cocaina da uno dei suoi presunti pusher di fiducia, ma circa 500 grammi di sostanze stupefacenti che avrebbe poi portato nella lussuosa villa che affittò in Sardegna durante l’estate 2008. È questa la falsa dichiarazione che l’imprenditore ha rilasciato alla magistratura barese durante l’interrogatorio del 27 luglio scorso. A smentire l’imprenditore sulle quantità di sostanze stupefacenti acquistate è stato uno dei suoi due presunti pusher di fiducia, indicato negli atti giudiziari con il nome Nico. Questi, già tirato in ballo da Tarantini, interrogato nelle ultime ore, avrebbe detto al pm Scelsi, che sono false le dichiarazioni dell’imprenditore. Tarantini il 27 luglio raccontò al magistrato di aver acquistato in diverse circostanze a Bari da Nico e da Onofrio e portato in Sardegna "50-70 grammi di cocaina e un quantitativo inferiore di Md", droga sintetica che ha lo stesso effetto dell’ecstasy. Sottolineò che la droga fu acquistata in circostanze diverse da lui, Massimiliano Verdoscia e da Alessandro Mannarini, ciascuno con proprie disponibilità finanziarie. Tutto falso - avrebbe detto il pusher Nico al pm - perché a Tarantini furono consegnati complessivamente circa 500 grammi di sostanza stupefacente. Verdoscia, Mannarini e Stefano Iacovelli sono indagati per diversi episodi di detenzione e spaccio di droga in concorso con Tarantini per fatti che fanno riferimento al periodo compreso tra il 12 luglio e l’11 settembre 2008.

La strategia difensiva "Il provvedimento è abbastanza riduttivo e incomprensibile sul pericolo di fuga" precisa l'avvocato Quaranta, legale di Gianpaolo Tarantini, l’imprenditore barese fermato ieri mattina dalla Guardia di finanzia. Secondo il legale il provvedimento di fermo appare incomprensibile "in particolare perché si parla del viaggio in Tunisia in prospettiva di un futuro allontanamento dall’Italia, ma Tarantini - ha insistito Quaranta - è stato lì in vacanza in un villaggio turistico a maggio". Altrettanto "incomprensibile" è sempre a parere del legale motivare il pericolo di fuga anche perché "la sua residenza è a Roma, dove ormai abita con la famiglia e dove le figlie vanno regolarmente a scuola". Secondo l’avvocato Quaranta "giustificare con questo il pericolo di fuga è incomprensibile" e dopo aver letto, per il momento, solo il decreto di fermo emesso dal pm Scelsi, il legale aspetta di conoscere gli altri atti in particolare l’informativa della Guardia di finanza per capire se "il decreto è inconsistente, come a me sembra o se ci sono degli elementi in più da cui emergono situazioni concrete". Si tratta di atti che il difensore di Tarantini potrà conoscere prima dell’udienza di convalida del fermo, ma soltanto con l’autorizzazione del pubblico ministero.