"Fa male", "Aria fritta". È scontro sul digiuno intermittente

Il professor Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri e l'immunologa Antonella Viola dell'Università di Padova, rispondono, con due posizioni diverse, allo studio americano che sottolinea i gravi rischi del digiuno intermittente

"Fa male", "Aria fritta". È scontro sul digiuno intermittente

L’ossessione per la forma fisica, il dimagrimento a qualsiasi costo e quella tendenza a mettere peso favorita dall’alimentazione moderna stanno portando alla sperimentazione di migliaia di diete che soprattutto nel periodo primaverile, anticamera dell’estate, si affacciano promettendo più o meno miracoli. Tra le tante, sono anni che ha preso piede il digiuno intermittente, una "finestra di digiuno nelle 24 ore" declinata in varie forme, e che principalmente funziona nell’assumere cibo soltanto per 8 ore al giorno e rimanere a digiuno nelle restanti.

Portata alla ribalta e osannata dai social, con testimonial d’eccellenza come Gisele Bundchen, Scarlett Johansson o Kourtney Kardashian, c’è chi ne racconta meraviglie e chi al contrario mette in guardia dai possibili rischi, come un recente studio presentato ad un meeting dell'American Heart Association - dal quale emerge una conclusione sorprendente: "Chi mangia nell’arco di 8 ore e digiuna per 16, ha un rischio di morte per eventi cardiovascolari molto più elevato rispetto a chi si nutre per 12-16 ore al giorno".

Un’affermazione questa, che ha scatenato un vero e proprio putiferio anche nel nostro Paese tra i cultori di questa alimentazione, medici e dietisti o da parte chi vorrebbe capire realmente chi ha ragione e quale sia la modalità più corretta e salutare di perdere peso. Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri e ordinario per chiara fama di Nefrologia all’Università degli Studi di Milano, ha cercato di far chiarezza sulla questione. Allo stesso modo, ma con un'opinione diversa, l'immunologa dell'Università di Padova Antonella Viola, dopo l'uscita dello studio, ha scritto un lungo post su Facebook in cui ha spiegato il suo punto di vista, sia come medico, ma anche come co- autrice del libro: Il digiuno intermittente. Tutti i benefici dell'alimentazione circadiana (e le risposte ai tuoi dubbi) (Paperback), scritto insieme al professor Antonio Paoli, Prorettore al Benessere ed allo Sport dell’Università di Padova.

Le due opinioni

Sappiamo che, oltre a far dimagrire, il digiuno intermittente migliora la sensibilità all’insulina e il metabolismo, riduce l’infiammazione, abbassa il colesterolo e la pressione del sangue in chi ce l’ha alta. Questi però sono gli effetti a breve termine: possono durare qualche mese, forse un anno. E poi? - spiega il Prof. Remuzzi intervistato dal Corriere - Questo studio è importante perché l’idea di limitare entro poche ore l’assunzione del cibo sta diventando molto popolare da noi e dappertutto, ma a lungo termine può fare male, anche a chi è malato di cuore o ha un tumore”, dice il professore.

Non proprio della stessa idea l’immunologa Antonella Viola che bolla lo studio come "aria fritta": "Nella ricerca scientifica - scrive - c'è una bella differenza tra un articolo pubblicato su una rivista scientifica seria, generalmente dopo molti mesi di controlli e revisioni da parte di esperti, e una comunicazione senza dati presentata a un congresso. Ecco perché è assurdo il clamore che ha suscitato una semplice comunicazione di un gruppo di ricercatori, in cui si afferma che il digiuno intermittente (digiunando però più di 16 ore al giorno) sarebbe associato ad un aumento significativo della mortalità”.

Si parla di dati riportati dalle persone (quindi non controllati) e riguardanti soltanto 2 giorni - aggiunge la Viola - A questo va aggiunto che non c'è alcuna informazione circa il tipo di alimentazione: vuol dire che potremmo trovarci nella condizione di paragonare un salutista vegetariano che mangia frutta, verdura e legumi per 12 ore al giorno, con una persona che salta tutti i pasti e mangia un paio di hamburger, patatine fritte, coca cola e gelato a fine giornata”.

La protezione dalle malattie

A ben guardare le lacune dello studio sottolineate da entrambi gli studiosi, è forse esagerato parlare di "incidenza di mortalità", ma il professor Rumuzzi solleva un altro dubbio in merito: “Ci si potrebbe chiedere se il digiuno intermittente protegga da malattie dovute ad altre cause, ma secondo i ricercatori non è così; insomma, alla lunga non sembra dare alcun vantaggio. Lo studio però ci può dare diversi spunti su cui riflettere: a quanto pare il digiuno intermittente non solo non è un elisir di lunga vita, ma potrebbe persino rivelarsi vero il contrario”.

Lo scopo della dieta secondo l’immunologa

Al contrario l'immunologa spiega invece i lati positivi di seguire il digiuno intermittente chiamato più specificatamente alimentazione circadiana. “Lo scopo di questa modalità di assunzione dei cibi, è quello di allineare la nutrizione e il il metabolismo ai ritmi circadiani (una sorta di orologio biologico dal periodo di 24 ore che scandisce i ritmi di funzionamento quotidiani del nostro organismo), portando ordine laddove i ritmi frenetici delle nostre vite ci impongono spesso di mangiare a orari molto variabili e di concentrare la maggior parte delle calorie durante la cena, che frequentemente si consuma molto tardi. Al contrario invece l'alimentazione circadiana suggerisce di mangiare a orari regolari e di non appesantire le ore dedicate al sonno con la digestione, consumando quindi l'ultimo pasto leggero entro le 20”.

Posizioni contrapposte che

convergono solo sulla modalità non proprio corretta con cui è stato portato avanti lo studio, ma anche sul fatto che qualsiasi tipo di alimentazione si scelga di seguire, l'importante è essere seguiti dal proprio medico curante.

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