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Quali sintomi silenziosi dell’infarto compaiono giorni prima

Ci sono alcuni segnali che si manifestano qualche giorno prima di un infarto acuto. Riconoscerli per tempo è fondamentale

Quali sintomi silenziosi dell’infarto compaiono giorni prima
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L’infarto rappresenta una delle principali cause di morte nel mondo occidentale. Solo in Italia ogni anno si diagnosticano 120-150 mila nuovi casi e circa 25 mila pazienti muoiono prima di arrivare in ospedale.

Questi dati allarmanti ci fanno capire quanto sia fondamentale riconoscere i segnali premonitori che il corpo invia prima che si verifichi l’evento acuto. Scopriamo insieme quali sono.

Le cause dell’infarto

L’infarto del miocardio è una condizione estremamente pericolosa provocata dal restringimento o dall’occlusione di una o più arterie coronarie. Tale ostruzione impedisce al sangue ricco di ossigeno di raggiungere una porzione del muscolo cardiaco. Ne consegue la morte delle cellule in quella specifica zona.

Le occlusioni coronariche sono causate dalle cosiddette placche aterosclerotiche che, oltre a creare difficoltà al flusso sanguigno, possono degenerare e formare un trombo, ovvero un coagulo di sangue in grado di ostruire parzialmente o totalmente l’arteria. Le ripercussioni sulla circolazione quasi sempre sono gravi.

I rischi per giovani e anziani

L’infarto interessa prevalentemente soggetti di età compresa fra i 34 e i 74 anni. Gli uomini sono più esposti dopo i 50 anni e le donne rischiano di soffrirne con l’avvento della menopausa. Non bisogna poi sottovalutare l’ereditarietà.

Spesso l’attacco cardiaco è favorito da una serie di fattori di rischio modificabili. Tra questi ricordiamo:

  • L’alimentazione ricca di grassi

  • Lipertensione

  • L’ipercolesterolemia

  • Il diabete di tipo 2

  • La sedentarietà

  • L’obesità

  • Il fumo di sigaretta

  • Lo stress cronico.

I quattro segnali premonitori

Quando si parla dei sintomi dell’infarto si pensa subito al dolore toracico repentino e intenso. In realtà questa è una manifestazione che si verifica in fase acuta. Anche qualche settimana prima della stessa possono comparire segni premonitori non sempre riconducibili all’attacco cardiaco. Riconoscerli può fare la differenza tra la vita e la morte.

  1. Stanchezza estrema: una stanchezza che non passa riposando e che si accompagna a mal di testa gravosi potrebbe essere la spia di un insufficiente apporto di ossigeno ai tessuti provocato da un cuore che non pompa in maniera ottimale

  2. Nausea e vertigini: quando la nausea accompagnata dalle vertigini non è giustificata da cause precise può indicare una riduzione dell’afflusso di sangue al cuore o al cervello

  3. Cambiamenti improvvisi della vista: un calo rapido della vista (visione doppia oppure velata) può essere la conseguenza di un’anomalia dell’afflusso di sangue alla retina o ai centri visivi del cervello provocato da un coagulo

  4. Intorpidimento o formicolio su un lato del corpo: questi segnali fanno pensare all’ictus tuttavia, se compaiono repentinamente, potrebbero essere ricondotti ad un problema nella trasmissione dei segnali nervosi legato ad un pompaggio non efficiente del cuore.

I sintomi della fase acuta

Come già accennato, nella fase acuta il sintomo chiave è il dolore al petto che si presenta come una sensazione di oppressione, bruciore o peso al centro del torace. L’algia può irradiarsi verso il braccio sinistro, la spalla, il collo e la mandibola.

Ad essa si associano forte senso di nausea, affaticamento muscolare, mancanza di fiato, vertigini o sensazione di svenimento, indigestione o bruciore di stomaco persistente, sudorazione intensa e profusa.

Nel sesso femminile la sintomatologia è spesso differente e ciò comporta un ritardo della diagnosi e del trattamento. Le donne accusano: stanchezza estrema, dispnea, nausea, vomito, dolore alla parte alla della schiena, al collo e alla mandibola.

La tempestività è fondamentale

Se si sospetta di avere un infarto in corso o se si assiste ad un attacco di cuore è di fondamentale importanza chiamare immediatamente il 118 o recarsi al più vicino pronto soccorso.

Mentre si aspetta l’ambulanza o si raggiunge l’ospedale è utile assumere una posizione seduta o semisdraiata e allentare indumenti stretti al collo e al petto per facilitare la respirazione.

Il trattamento dell’infarto varia a seconda della gravità della situazione e alla tempestività dell’intervento.

A volte è sufficiente la sola terapia farmacologica che prevede la somministrazione di trombolitici, antiaggreganti piastrinici, beta-bloccanti e ACE-inibitori.

Nei casi più complessi si ricorre a interventi chirurgici invasivi come l’angioplastica coronarica con posizionamento di uno stent e l’impianto di un bypass coronarico.

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