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Da Boeri al Tar: ricicleria chiusa in fretta, un'altra fermata per sempre

Milano sud senza punto di smaltimento per rifiuti ingombranti. Bramati: "Sala non garantì l'alternativa"

Da Boeri al Tar: ricicleria chiusa in fretta, un'altra fermata per sempre
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Una ricicleria che viene chiusa per lasciare spazio a un condominio di lusso, con una procedura accelerata che fa finire sotto processo Comune, architetti e costruttori. E una nuova ricicleria che doveva prenderne il posto, ma che finora non si è vista e chissà quando si vedrà, avendo ieri il Tar accolto il ricorso di un albergo a cinque stelle che non aveva nessuna voglia di ritrovarsi come vicini i rifiuti dei milanesi. Conseguenza pratica: una vasta fetta della città non sa più dove portare i rifiuti speciali e ingombranti, con buona pace delle campagne dell'Amsa che invitano a smaltire correttamente i propri residui domestici. Sì, ma dove?

A sollevare il caso ieri mattina è stato Alessandro Bramati, ex presidente del Municipio 5 e tutt'ora consigliere di opposizione, che da tempo segue la vicenda dell'impianto Amsa di piazzale delle Milizie, sulla circonvallazione esterna. Il grande impianto venne chiuso nel luglio 2023 dopo la cessione dell'area ai privati che vi hanno costruito il cosiddetto "Bosconavigli", progettato dall'archistar Stefano Boeri. Il grande edificio è stato costruito in fretta. Troppo in fretta, secondo la Procura, che per le licenze veloci ha chiesto e ottenuto il processo per Boeri, per i funzionari comunali Alberto Viaroli e Giovanni Oggioni e per i vertici della società Milano 5.0: processo già in corso. Decisamente più lento l'iter che avrebbe dovuto dare vita alla ricicleria sostitutiva, in un'area dismessa in via Lampedusa. La delibera è del 2019, il progetto è pronto nel 2021, nel 2024 si prende atto che il costo è passato da cinque a sette milioni, a novembre scorso parte la gara d'appalto. Già nel 2020 è scattato però il ricorso al Tar da parte dei titolari dell'Hotel Quark, che da decenni sorge lì accanto. La società indica una lunga serie di violazioni che sarebbero state compiute, dalla incompleta bonifica dei terreni alla mancata valutazione dell'impatto ambientale. L'argomento decisivo, che convince i giudici amministrativi a annullare tutte le delibere comunali che davano il via al progetto, è l'assenza nella delibera del piano di monitoraggio delle acque di falda.

"Il quadro normativo e più in generale il canone di buona amministrazione impongono di approvare il progetto esecutivo solo una volta che il monitoraggio rassicuri circa la stabilità del basso livello di rischio presente nell'area, o, quantomeno, una volta che le concrete modalità di esecuzione di tale monitoraggio siano divenute definitive", si legge nella sentenza.

Commenta Bramati: "Lasciamo perdere l'impegno non realizzato del Sindaco Sala di creare una ricicleria in ogni Municipio, ma almeno quando ne chiudi una garantisci lo stesso servizio. Siamo a una situazione inaccettabile".

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