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Oro e argento in frenata ma l'altalena non è finita

La nomina di Warsh alla Fed fa scattare le vendite. Il metallo giallo precipita, poi risale a 4.700 dollari

Oro e argento in frenata ma l'altalena non è finita
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Ormai non si riesce a capire se è il Bitcoin che somiglia di più all'oro o è il metallo giallo a somigliare un po' di più alle criptovalute. Già, perché sui mercati negli ultimi giorni è andato in onda un saliscendi da montagne russe, decisamente più consono a mondi fortemente speculativi come quelli delle cripto che a quello dei beni rifugio. Sta di fatto che dopo la grande sbornia, ieri è arriva una tempesta di correzioni. L'oro è sceso all'inizio della giornata fino a circa 4.400 dollari l'oncia, dopo essersi fermato a un soffio da quota 5.600 lo scorso giovedì, un livello da primato. La chiusura è stata però in recupero a quota 4.700 (-4%). Frenata al ribasso anche per l'argento a 79 dollari (-7,4%). Va detto che le prese di profitto erano iniziate venerdì, quando Donald Trump ha scelto Kevin Warsh come prossimo presidente della Federal Reserve, in successione a Jerome Powell che finirà il mandato a maggio. Il nuovo presidente ha un profilo più rassicurante per la tenuta del dollaro, essendo giudicato meno rigido sui tassi d'interesse - pur avendo in passato preso posizioni da «falco» (quindi propenso a tenere il costo del denaro più alto) - rispetto agli altri candidati. Tutto ciò probabilmente si tradurrà in un cambio del dollaro più forte contribuendo ad allentare la crisi di fiducia sulla moneta statunitense, che rimane pur sempre quella di riferimento per gli scambi globali.

Di pari passo con i metalli preziosi, è precipitato anche il Bitcoin. Segno di come la criptovaluta cominci ormai a essere agganciata ai mercati tradizionali: ieri il token di Satoshi Nakamoto è sceso brevemente sceso sotto la soglia di 75mila dollari, tornando sui livelli precedenti all'elezione di Trump. Proprio il presidente Usa, del resto, aveva iniziato un'opera di integrazione delle cripto nel mondo finanziario tradizionale. In ogni caso, ieri sera la criptovaluta scambiava a 78.716 dollari (+1,9%). Anche in questo caso la nomina di Warsh, a parole difensore dell'autonomia della Fed, ha avuto un suo effetto: gli investitori lo hanno preso come segnale per liquidare i beni rifugio tradizionali (quali oro e argento, saliti nell'ultimo anno rispettivamente del 65 e del 142%) gli asset più rischiosi, comprese le criptovalute.

Eppure, sui mercati c'è chi non prevede cadute libere sui metalli preziosi: «Il movimento di presa di profitto sui metalli preziosi si pone in un contesto in cui gli elementi fondamentali e strategici a supporto rimangono in essere», spiega Luca Simoncelli, Investment Strategist di Invesco. «L'allocazione verso l'oro è sempre più espressione di un rally globale di interesse ormai strategico».

Insomma, in un clima che permane di incertezza e sfiducia, i prezzi dell'oro «rimarranno elevati sebbene volatili», sostiene Christopher Forbes, analista per l'Asia e il Medio Oriente di CMC Markets, in attesa di ulteriori chiarimenti sulle prime mosse di Warsh.

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