Un cappuccino al bar e Rania strega la città

Abito rosso e spolverino chiaro, Sua Altezza infrange protocollo e
cerimoniale per andare a passeggio con un’amica. Spiazzato il servizio
d’ordine che deve seguirla in mezzo a una folla di curiosi e fotografi
pronti ad immortalarla. <a href="/milano/diplomazia_il_re_invita_moratti_ad_amman/23-10-2009/articolo-id=393199-page=0-comments=1" target="_blank"><strong>Diplomazia/Il re invita la Moratti ad Amman
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Un cappuccino in via Dante. Traffico bloccato, telefonini resi muti e sordi dalle misure di sicurezza, cecchini sui tetti. Oltre che regina di Giordania, Rania al’-Abd Allah è anche colonnello delle forze armate del suo Paese. Ma quando passeggia ondeggiando su tacchi alti da perfetta fashion victim, a tutto vien da pensare fuorché ad armi e divise. Milano s’incanta, i cellulari fotografano (almeno quello si può fare), qualcuno cerca di avvicinarla prima di sbattere contro un servizio d’ordine massiccio. A divertirsi davvero poco sono gli addetti alla sua sicurezza. Poliziotti e carabinieri che anche ieri sono impazziti quando, come sempre, Rania decide di infrangere protocollo e cerimoniale. Mandando all’aria il piano meticolosamente studiato per settimane per proteggere lei e il marito, re Abdullah Ibn Al Hussein arrivato a Milano dopo la visita di Stato a Roma ospite, per tre giorni, del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
L’appuntamento clou era in piazza Affari con il Business forum Jordan-Italy organizzato da Promos, l’azienda speciale della Camera di commercio, per la sigla di dieci protocolli d’intesa per lo sviluppo delle relazioni economiche e far incontrare uomini d’affari dei due Paesi. Tutto bene fino al momento di uscire da palazzo Mezzanotte. Quando la regina, invece di infilarsi nell’auto del corteo, decide di far due passi in compagnia di un’amica. Abito rosso e spolverino chiaro, nemmeno la pioggia la convince a rinunciare alla passeggiata. Non vuole nemmeno essere riparata con un ombrello. «La sicurezza impazzisce? Certo - sospira un poliziotto -. Ma così soprattutto mette a rischio la sua». Ma sempre, a Milano, Rania vuol passeggiare tra vetrine e negozi di moda.
Ieri ha voluto attraversare via Negri, poi via Dante inseguita da un’orda di fotografi e telecamere ipnotizzati dai suoi occhi di brace. Un saluto per tutti, anche una stretta di mano. Poi un tavolino in un bar di via Dante. All’aperto, riscaldata dal fungo acceso. «Una giornata fortunata per noi - sorride Claudio, il proprietario dello Sforzesco-. Anche perché con la pioggia di gente questa mattina non ce n’era molta». Poi un’occhiata ai pannelli della mostra «Giordania svelata», organizzata con il patrocinio della casa reale. Una serie di gigantografie sulla Giordania, la necropoli di Petra, la riserva naturale di Dana, un cortile del forte romano a Qasr Al Azraq. In esposizione fino al 31 ottobre. Rania ama molto la Giordania, anche se è nata in Kuwait da genitori palestinesi. Qui ha frequentato la New English School e si è laureata in Gestione di Impresa all’Università Americana del Cairo. Poi il lavoro presso il gruppo finanziario Citibank, prima di essere assunta nella sede giordana della Apple Computer. E conoscere l’allora principe a una cena. Dopo due mesi il fidanzamento, dopo sei il matrimonio. E quattro figli.
«Sotto pesanti nuvole e con il cuore triste, un brutto addio a Roma», aveva scritto ieri mattina sul social network Twitter, mentre lasciava la Capitale. Diretta a Milano per partecipare a «incontri con industriali e rappresentanti del settore privato, in cui mio marito esplora potenziali aree di cooperazione», ha aggiunto in un altro post. «L’impronta dell’Italia in Giordania è stata presente per oltre 2000 anni, è tempo di rivitalizzare!».