Caso Boffo, il gip di Terni nega l'accesso agli atti Il Papa a Bagnasco: "Bene la Cei, avanti così"

No a un accesso indiscriminato agli atti (guarda il certificato). Il gip: "Potrebbe ledere la riservatezza delle parti". Autorizzazione a visionare il decreto penale di condanna a Boffo. Berlusconi: "Nessuna distanza con il Vaticano". Il Papa telefona a Bagnasco: "Stimo la Cei"

Caso Boffo, il gip di Terni nega l'accesso agli atti 
Il Papa a Bagnasco: "Bene la Cei, avanti così"

Terni - No a un accesso indiscriminato agli atti del procedimento che a Terni ha coinvolto Dino Boffo da parte del gip di Terni Pier Luigi Panariello che ha autorizzato i giornalisti a fare copia solo del decreto penale con il quale il direttore di Avvenire è stato condannato a un’ammenda di 516 euro per molestie personali. Intanto il segretario di Stato vaticano, cardinale Tarcisio Bertone, ha parlato con Boffo, "manifestandogli la sua vicinanza e solidarietà". Anche il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha voluto sottolineare che tra il Governo e la Santa Sede i rapporti sono molto buoni: "Leggo delle cose su distanze e difficoltà tra il Governo: queste distanze non sono mai esistite e non esistono".

La decisione del gip di Terni L’accesso indiscriminato a tutti gli atti e la divulgazione dei documenti può "recare pregiudizio al diritto alla riservatezza delle parti private coinvolte nel procedimento". Parere favorevole alla messa a disposizione dei giornalisti degli atti di indagine era stato espresso dal procuratore di Terni Fausto Cardella. Il magistrato ha tra l’altro sostenuto come sia "indubbio che la vicenda Boffo, innescata da articoli apparsi su alcuni quotidiani, abbia assunto una notevole, determinante rilevanza giornalistica e generale, anche in relazione a taluni aspetti controversi che hanno formato spunto di dibattito su quotidiani". Il procuratore ha inoltre sottolineato che sulla vicenda "sono state annunciate anche interrogazioni parlamentari".

Il decreto penale di condanna Si compone di due pagine il decreto penale di condanna emesso nei confronti di Dino Boffo dal Gip del tribunale di Terni Augusto Fornaci il 9 agosto del 2004. Nel decreto si legge che "Boffo Dino, nato ad Asolo il 19 agosto del 1952", è stato imputato "del reato di cui all’articolo 660 c.p. perché, effettuando ripetute chiamate sulle sue utenze telefoniche nel corso delle quali la ingiuriava anche alludendo ai rapporti sessuali con il suo compagno (condotta di reato per la quale è stata presentata remissione di querela) per petulanza e biasimevoli motivi recava molestia a omissis. In Terni dall’agosto 2001 al gennaio 2002". A proposito della frase sui rapporti sessuali il gip ha precisato che si devono intendere quelli tra la donna che aveva sporto denuncia e il proprio compagno. Il giudice ha inoltre ribadito che nelle carte processuali non c’è alcuna informativa che riguardi le inclinazioni sessuali di Boffo. Per questi motivi il gip ha condannato l’imputato in ordine al reato "alla pena di euro 516 complessive di ammenda". Nella parte finale del provvedimento si legge che il giudice "ordina l’esecuzione del presente decreto ove non venga proposta opposizione nel termine sovra indicato".

I testimoni che inchiodano Boffo Nel corso dell’indagine sono stati sentiti alcuni testimoni che hanno "confermato" la conoscenza tra il direttore di Avvenire e la donna che lo denunciò per molestie personali. Deposizioni che figurano tra gli atti del fascicolo, secondo quanto riferito oggi dal gip di Terni Pier Luigi Panariello che ha autorizzato i giornalisti a prendere visione oggi del decreto di condanna. Il giudice ha confermato che "agli atti non ci sono intercettazioni ma i tabulati telefonici relativi alle udienze di Boffo. Panariello ha quindi spiegato che il giornalista si difese sostenendo di non essere l’autore delle telefonate. Ma questa tesi - ha aggiunto - non è stata approfondita non essendo stata evidentemente ritenuta attendibile da chi indagava".

I rapporti tra governo e Vaticano "Tra Italia e Santa Sede non c’è nessuna distanza e i rapporti continuano come sempre". Riferendosi alle polemiche tra il Giornale e Avvenire, Berlusconi ha ribadito che "il Governo non ha alcuna responsabilità per quello che è successo nelle diatribe giornalistiche che si sono verificate". "Non c’è nessuna distanza con la Santa Sede - ha ripetuto il presidente del Consiglio - abbiamo continuato come sempre i nostri dialoghi pressochè quotidiani e quindi tutto ciò che ho letto sui giornali è esattamente il contrario della realtà".

I rapporti tra Santa Sede e Cei "I tentativi di contrapporre la segreteria di Stato e la Conferenza episcopale" italiana "non hanno consistenza", ha affermato il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, smentendo le voci che sono circolate in questi giorni dopo le rivelazioni su Boffo. "E' chiaro che vi è accordo tra la Santa Sede e la Chiesa in Italia, nel rispetto delle rispettive competenze - ha affermato padre Lombardi conversando con i giornalisti nella sala stampa vaticana - ed essendovi frequente contatto e profonda conoscenza e stima fra il cardinale segretario di Stato e il presidente della Conferenza episcopale. Pertanto - ha precisato - i tentativi di contrapporre la segreteria di Stato e la Conferenza episcopale non hanno consistenza". In serata c’è poi stata una telefonata tra Benedetto XVI e il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova. "Il Santo Padre - riferisce una nota - ha chiesto notizie e valutazioni sulla situazione attuale ed ha espresso stima, gratitudine ed apprezzamento per l’impegno della Cei e del suo presidente".

L'editoriale di Boffo "Uno sconclusionato e sgrammaticato distillato di falsità e di puro veleno costruito a tavolino per diffamare". Così Boffo, dalle colonne del suo giornale, ha definito "la presunta sentenza giudiziaria maneggiata come un manganello da Vittorio Feltri, direttore del Giornale e dal suo giornalista Gabriele Villa". Il direttore di Avvenire ha pubblicato nel consueto spazio dedicato alle lettere al direttore il certificato generale del casellario giudiziario "spacciato nei giorni scorsi dal Giornale come sentenza" e la "fantomatica informativa anonima, un plateale falso, che lo stesso quotidiano aveva sostenuto fosse allegata alla sentenza e che invece ora è stata improvvisamente abbandonata come prova dallo stesso giornale che l’aveva lanciata con tanto clamore".