Caso Mills, ora i giudici hanno fretta Tagliata una decina di testimoni

Il Cav al processo Mills. Mentre a Napoli parte una seconda inchiesta, Cicchitto fa sapere che il Pdl non autorizzerò l'accompagnamento coatto. L'Idv: "Il Parlamento è ridotto a succursale di un ufficio legale del premier". L'Anm: "Se fossi nel pm userei ogni strumento per sentire Berlusconi"

Caso Mills, ora i giudici hanno fretta 
Tagliata una decina di testimoni

Milano - Riparte nel Tribunale di Milano il processo Mills in cui Silvio Berlusconi è imputato per corruzione in atti giudiziari. Mentre proseguono le polemiche sul caso Tarantini il premier è arrivato a Palazzo di Giustizia e ha lasciato l'aula quando l'udienza è stata sospesa.  Per essere in aula, e per metter fine alle polemiche che lo vogliono in fuga dai pm, Berlusconi ha rinunciato alla trasferta a New York per la sessione dell’assemblea Onu e il vertice sulla Libia. 

Nel pomeriggio - per evitare che il reato venga prescritto a febbraio 2012 - i magistrati hanno deciso di rinunciare ad ascoltare una decina di testimoni e di fissare per il 28 ottobre l'interrogatorio al premier, anche se "deciderà Berlusconi se sottoporsi all'esame" come ha sottolineato il suo legale Niccolò Ghedini. "La sentenza così è più vicina", spiega l'ordinanza. La decisione non è piaciuta ai legali di Berlusconi: "La presenza della difesa è ormai inutile in questo processo", ha detto Ghedini, sottolineando che in questo modo il Tribunale "ha abdicato ai suoi doveri". In precedenza i giudici avevano accolto la richiesta dei legali del premier di sentire i testimoni due volte, una per rispondere alle domande dei pm e una per essere interrogati dalla difesa di Berlusconi.

Prima di comparire davanti ai giudici Berlusconi ha scherzato con i giornalisti: "Io sto bene, voi avete delle bruttissime facce", ha detto a chi gli chiedeva come sta. E al cronista che ha domandato: "Ci dice qualcosa?", ha risposto con con un sorriso: "Qualcosa", evitando di rilasciare alcuna dichiarazione.

Durante l'udienza di oggi è stata ascoltata come testimone in videoconferenza da Berna di Maria de Fusco, amministratore del fondo Struie dove passarono 600 mila dollari, la presunta mazzetta pagata alll’avvocato inglese David Mills perché dicesse il falso in altri due processi in cui il Cavaliere era imputato. I difensori di Berlusconi hanno chiesto di sentire ancora due testimoni: Emo Quaderer, un fiduciario del Liechtenstein e uno dei fratelli Marrache, da individuare tra Benjamin e Isaak, avvocati d’affari di Gibilterra. Il pm Fabio De Pasquale si è opposto alla citazione di nuovi testimoni sollecitando tra l’altro l’anticipo dell’udienza per rogatoria in Inghilterra. Il pm ha quindi lanciato un appello "alla sopravvivenza del procedimento al fine di evitare la prescrizione".

A seguire l’udienza è arrivato nel Tribunale anche Roberto Lassini, candidato del Pdl alle elezioni comunali milanesi e indagato per l'affissione dei manifesti "Via le Br dalle procure". "Sono qui per la riforma della giustizia e perchè mi occupo di giustizia", ha precisato ricordando che la sua associazione Dalla parte della democrazia "esiste ancora e il centrodestra dovrebbe tornare ad occuparsi di giustizia".

Intanto, mentre da Napoli parte una nuova inchiesta che vede il Cavaliere vittima di un ricatto elettorale, per il caso Tarantini insorge il Pdl. Fabrizio Cicchitto, infatti, annuncia che in caso di richiesta da parte dei magistrati dell'autorizzazione per l'accompagnamento coatto nei confronti di Berlusconi, "noi gliela rimandiamo subito indietro". Il capogruppo del Pdl alla Camera, però spera "che non facciano un atto di così grave irresponsabilità e così marcatamente destabilizzante". E se il premier rifiutasse di farsi sentire? Cicchitto risponde: "Non vengono a prenderlo i carabinieri, non siamo ancora ai tempi di Pinochet". 

L'Idv però attacca: "Le parole di Cicchitto sono inaccettabili e fuori luogo", dice il capogruppo alla Camera, Antonio Borghesi. Gli fa eco  Luigi Li Gotti, capogruppo in commissione Giustizia del Senato che sostiene come il Parlamento sia "ridotto a succursale di un ufficio legale del premier", mentre Antonio Di Pietro chiede all'opposizione maggior impegno perché "in Parlamento non accada più che intervengono leggi per impedire al giudice di accertare la verità".

I magistrati della Procura di Napoli vogliono però attendere il parere del Tribunale del Riesame prima di decidere se chiedere l'autorizzazione per l'accompagnamento coatto. Mercoledì il Riesame dovrà pronunciarsi sulla misura cautelare nei confronti degli indagati - l’imprenditore Giampaolo Tarantini (in carcere) e del giornalista Walter Lavitola (latitante all’estero) - e la competenza territoriale dell’inchiesta che, secondo la difesa, dovrebbe passare a Roma. Il capo della Procura di Napoli, Giovandomenico Lepore, ha intanto precisato che non c'è stato nessun "ultimatum" per il premier e che l'accompagnamento coatto verrebbe adottato solo in "estrema ratio".

Ed è polemica anche su un articolo del Corriere che parla di "grandi manovre in corso in Gran Bretagna" per allungare i tempi del processo grazie a una rogatoria internazionale richiesta per poter interrogare otto testimoni inglesi. Gli avvocati del premier, Niccolò Ghedini e Piero Longo, parlano infatti di "contenuto assolutamente ambiguo, è palesemente diffamatorio" e sottolineano: "Nessun falso, nè alcuna manovra ma semplicemente un normale e fisiologico momento di dialettica processuale del tutto distorto dal giornalista (Luigi Ferrarella, ndr) che da anni si connota per il suo incondizionato appoggio alla linea delle Procure contro il Presidente Berlusconi".

I legali precisano inoltre che la presenza di Berlusconi in aula non è un impedimento a quella di fronte alla Procura di Napoli: "Come è ovvio non è affatto così non essendo prevista per oggi nessuna audizione che era, semmai, fissata per la giornata di ieri. Di talchè come comprende chiunque, non vi era alcuna necessità di opporre alcun impedimento".

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