Cento anni fa usciva il romanzo Il Castello di Franz Kafka. Pur incompiuto, quello scritto rimane una delle fotografie più inquietanti e dense di interrogativi sull'esperienza negativa causata dall'invadenza della burocrazia nella vita delle persone. Dall'abuso che ne fa il potere pubblico per esercitare il suo controllo sugli individui. È il racconto di esistenze bloccate, di una quotidianità dove ogni via conduce a un labirinto che impedisce qualsiasi tentativo di buona riuscita. L'autore descrive l'impossibilità a realizzare i propri obiettivi per la presenza di un sistema ferocemente burocratizzato.
Va riconosciuto che il tema della burocrazia, quale eccesso di formalità e procedure richieste a imprese e individui quando si presentano negli
uffici pubblici per ottenere autorizzazioni e permessi, continua a essere un problema di straordinaria attualità. E un oggettivo danno economico. Pensiamo solo al sistema produttivo italiano. La burocrazia rappresenta uno dei più significativi fattori frenanti la sua competitività. Si tratta di un deficit strutturale.
Le imprese avvertono il peso di un confronto con un sistema amministrativo assai complesso, lento, dove gli inciampi sono in agguato. Secondo più indagini condotte dalla Commissione europea circa il 70 75% delle imprese italiane ritiene la burocrazia un ostacolo rilevante. Questo muro di gomma significa tempo sottratto all'attività produttiva (stime Ocse e Banca Mondiale certificano
fino a 250300 le ore dedicate dalle imprese ogni anno per adempimenti amministrativi). E fino a 15.000 euro (al minimo sono 10.000) di costi medi per avviare un'attività d'impresa tra procedure, consulenze e adempimenti vari.
Secondo la Federazione Nazionale delle Costruzioni (settore molto esposto a questa problematica) la burocrazia costa oltre 80 miliardi l'anno alle imprese. La strada per provare a uscire da tale impasse è una sola: rivoluzionare la macchina amministrativa accelerando sulla digitalizzazione e sulla certezza delle tempistiche.Info@pompeolocatelli.it