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Giroconto, ecco quando il trasferimento tra due depositi può creare dei problemi

Si tratta di un'operazione bancaria assolutamente lecita, tuttavia è soggetta a una serie di limitazioni ben precise

Giroconto, ecco quando il trasferimento tra due depositi può creare dei problemi
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Sono tanti i correntisti che ricorrono allo strumento del giroconto per spostare del denaro tra due depositi aventi il medesimo intestatario: si tratta in apparenza di un'operazione molto semplice, eppure sono sempre più numerosi i casi di clienti che lamentano il blocco o la sospensione del trasferimento a causa di una serie di problematiche di vario genere. Spesso lo stop arriva per via di semplici problemi tecnici connessi all'uso dell'app o dell'home banking, altre volte sono i controlli di sicurezza automatici degli istituti di credito a impedire il completamento di questa movimentazione: ecco cosa può accadere.

Iniziamo innanzitutto col dire che il giroconto è un servizio perfettamente lecito, per cui se si utilizza con i criteri previsti dalle norme vigenti e dalle clausole del contratto siglato con la banca non esiste alcun motivo per vedersi bloccare il trasferimento di fondi. I problemi sorgono quando vengono a sussistere dubbi circa la liceità di questa movimentazione, qualora, cioè, sorga il sospetto che dietro l'operazione bancaria vi sia il tentativo di riciclare denaro, di eludere i controlli del Fisco, di nascondere dei redditi non dichiarati oppure ancora di aggirare le imposizioni derivanti da un pignoramento. Ogni violazione del genere rende illecita la finalità di un genere di transazione di per sé perfettamente legale,causando conseguenze amministrative o penali al trasgressore.

Per quanto concerne, invece, le clausole da rispettare per non incorrere in un blocco automatico, c'è in primis da sapere che il giroconto può essere effettuato esclusivamente nel caso in cui i due depositi appartengano alla stessa persona o siano cointestati (come può accadere, ad esempio, da un conto personale a uno cointestato con il coniuge), anche nel caso in cui siano riferibili a due distinti istituti bancari. Se il conto ha invece un intestatario diverso lo strumento a disposizione diventa il bonifico, che risponde a norme differenti

Uno dei casi che possono generare più controversie è quello in cui la movimentazione di denaro proviene da un conto cointestato: l'operazione è perfettamente legale, quindi il problema sorge nel momento in cui si spostano somme non nella concreta disponibilità dell'autore del trasferimento. I soldi su un conto cointestato si presumono legalmente di proprietà dei correntisti in parti uguali (50/50) solo in assenza di prove contrarie. Tuttavia, i rapporti interni possono dimostrare che i fondi sono stati versati in percentuali diverse (ad esempio 90/10), per cui l'esecuzione di un giroconto che sposta una somma superiore alla propria quota "reale" può far nascere contenziosi tra i cointestatari. È ciò che può ad esempio accadere quando il deposito è alimentato dallo stipendio di solo uno dei due correntisti: se l'altro sposta del denaro su un conto personale a lui intestato tramite giroconto si rischia di incorrere nel reato di appropriazione indebita. Si tratta di una delle violazioni più frequenti, che comporta, oltre alla restituzione delle somme sottratte indebitamente, a conseguenze penali.

Come detto, per il resto il giroconto è un'operazione perfettamente legale, per cui, in caso di contestazioni da parte del Fisco, per il correntista è sufficiente documentare che il denaro è sempre rimasto nelle sue disponibilità per trasferire all'Agenzia delle Entrate l'onere della prova: a quel punto sarà l'AdE a dover dimostrare che

si tratta di fondi fiscalmente imponibili. Come sempre, quindi, nel caso in cui si agisca in buona fed, il consiglio migliore è quello di conservare tutta la documentazione che comprova la bontà dell'operazione effettuata.

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