Contraddizioni del rinascimento alla meneghina

Ma che deve pensare il cittadino di quanto le cronache riportano sulla città?. Non vi è più nulla di certo, di programmato per essere realizzato, tutto può essere ripensato, rivisto, cambiato, una volta per risparmiare, una volta per cercare nuovo denaro, una volta perché si alzano voci autorevoli, una volta perché si alzano voci deboli e senza peso politico. Dal grande scavo, e se ne sono spesi di soldi, per il parcheggio davanti a Sant'Ambrogio, che giustamente andrebbe chiuso per dare alla chiesa il giusto decoro, alla zona di San Siro, dove si dovrebbe cementificare la zona del trotto (dichiarato, solo in Italia, sport in declino) e rivedere poi cosa costruire e quale verde creare o mantenere. E poi il Comune improvvisamente si accorge di avere decine e decine di proprietà da vendere (ma nessuno ne sapeva niente?) magari concentrando nella zona della nuova Porta Garibaldi gran parte dei suoi rami operativi.
Quindi la diatriba sulla moschea, che una volta serve e una volta non serve più. Poi i grattacieli della ex Fiera, che adesso cominciano a non dispiacere, dopo anni di critiche, quindi l'innamoramento per le biciclette, che senza piste sono solo un pericolo. Quindi i quattrini per completare l’Expo, che un giorno si dichiarano mancanti, un giorno si dichiarano sufficienti, un giorno si afferma che in ogni modo arriveranno, mentre altre voci ipotizzano addirittura risorse ottenute con lotterie. Un quadro sconfortante, in una situazione economica che vede il Paese con un debito pubblico tra i più alti del mondo ma con progetti da Paese in pieno boom.

Tutta una serie infinita di contraddizioni che mi domando come arriveranno a far la «grande Milano», con tanti progetti edilizi che interessano i soliti noti e con tanti altri che avrebbero urgenza su tutto e vengono trattati con una leggerezza che si stenta a credere.

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