La vicenda della famiglia nel bosco ha obbligato a riconsiderare la questione dell'obbligo scolastico. La coppia anglo-australiana si è vista sottrarre i figli (anche in assenza di procedimenti penali nei propri riguardi) perché ha scelto di educarli autonomamente. Lo Stato italiano, però, pone ostacoli assai alti a chi intraprende questo percorso.
Un libro che esaminava la questione fu scritto, già mezzo secolo fa, dal più importante teorico del libertarismo, Murray N. Rothbard. Tradotto con il titolo I danni della scuola di Stato (ora edito da Liberilibri e in vendita al prezzo di 16 euro), esso pone al centro il tema dell'obbligo scolastico. La scelta è chiara, così come l'intero svolgimento della riflessione. Non a caso in inglese il volume s'intitola Education: Free & Compulsory, dal momento che Rothbard pone sotto accusa l'idea stessa che lo Stato obblighi i giovani a studiare.
Per lo studioso americano, "la peggiore ingiustizia è impedire ai genitori di insegnare ai propri figli". In linea di massima i genitori amano i loro bambini e li conoscono bene: sta a loro prendersi cura dell'educazione. Per giunta è assurdo delineare programmi uniformi e regole uguali per tutti, dato che "ogni persona è un individuo unico" e di conseguenza "il miglior tipo di istruzione formale è quello adatto alla sua individualità".
Non solo è ingiusto togliere i figli alla famiglia (come già avviene con l'obbligo scolastico), ma è folle consegnarli ai poteri pubblici. Secondo Rothbard, in effetti, lo Stato vive di imposizioni e aggressioni: "L'esistenza stessa dello Stato si basa sulla violenza, sulla coercizione. Infatti, la caratteristica che distingue lo Stato dagli altri individui e gruppi è che esso ha l'unico potere (legale) di usare la violenza". Di conseguenza, soltanto persone irresponsabili possono accettare senza reagire la statizzazione dell'esistenza dei più piccoli.
L'autore dedica molto spazio alla storia statunitense, ma uno dei capitoli più interessanti è quello sull'avvento della scuola di Stato in Europa. Per Rothbard "il primo movimento moderno per l'istruzione statale obbligatoria derivò direttamente dalla Riforma", dato che per Lutero l'ideale politico "era uno Stato assoluto guidato dai principi e dai ministri luterani". Di conseguenza, era dovere dello Stato costringere chiunque ad abbracciare la vera religione. Già nel corso del Cinquecento gli schemi delineati da Lutero e Melantone saranno poi diffusi in molte giurisdizioni che avevano aderito allo scisma. La successiva laicizzazione non comporterà un abbandono della costrizione, né una rinuncia a definire i programmi e gli obiettivi del sistema educativo.
È comunque dall'obbligo che discende tutto. In Occidente, infatti, oggi abbiamo scuole statali e no. Gli stessi istituti privati, però, non sono davvero liberi, poiché devono adeguarsi alle direttive calate dall'alto: "imponendo la certificazione di standard minimi, lo Stato domina in modo efficace, anche se sottile, le scuole private e le rende, di fatto, un'estensione del sistema scolastico pubblico". Questo testo, naturalmente, tratta molto più che l'istruzione. In sostanza, è un'apologia alla libertà, che muove dalle premesse coerentemente liberali dell'autore, secondo cui lo Stato è un'istituzione criminale, le tasse sono un furto, la legislazione (che non è diritto!) è una forma d'intimidazione in qualche modo mafiosa, dato che il ceto politico fa "proposte che non possiamo rifiutare".
Com'è possibile, però, che oggi ci sia tanta passività di fronte a un simile scempio? L'autore evidenzia che la chiave del controllo che lo Stato oggi esercita sulla mente di tutti noi, fin dai primi anni scolastici, sta nel trionfo di logiche egualitarie. Quella che Rothbard chiama "eguaglianza forzata" è un nuovo dogma. Il risultato, come già nel XIX secolo rilevava Herbert Spencer, è che il governo si sente autorizzato a fare dei bambini i "suoi" cittadini, i "suoi" soldati, i "suoi" contribuenti.
Tale radicalismo permetterà ai difensori dello status quo d'ignorare le tesi rothbardiane. Eppure un egualitarista intellettualmente onesto dovrebbe quanto meno riconoscere che non vi è un nesso di necessità tra l'offrire a tutti la possibilità di studiare, da un lato, e il costruire scuole statali, dall'altro.
Se vi sono famiglie che non hanno i mezzi per mandare i figli a scuola le si aiuti, ma si lasci che possano scegliere la scuola che preferiscono (e il modello educativo che ritengono più adeguato) entro un quadro di libertà.