È definitivo: assoltoAlex Cotoia, il 25enne che uccise il padre, cambiando poi il cognome e scegliendo quello della madre. Quella stessa madre che aveva cercato di difendere dai maltrattamenti paterni. Alex, a propria volta, si è dovuto difendere per l’ultima volta in tribunale: la quinta sezione penale della Cassazione ha accolto la richiesta della procura generale, rendendo definitiva l’assoluzione, come riporta Adnkronos.
Cotoia era stato assolto in primo grado - gli era stata riconosciuta infatti la legittima difesa - per poi essere condannato in appello a 6 anni e 2 mesi di reclusione. Nel 2024 la Cassazione aveva annullato con rinvio la sentenza di condanna, disponendo un appello bis, in cui il giovane era stato nuovamente assolto. A margine della pronuncia della suprema corte, il commento di uno dei suoi avvocati, Claudio Strata, è stato: “Alex ora può cominciare a vivere”.
Alex Cotoia, che all'epoca aveva 18 anni, aveva ucciso il padre, Giuseppe Pompa, il 30 aprile 2020 con 34 coltellate nella loro casa a Collegno in provincia di Torino. Sarebbe accaduto durante una furibonda lite, che - è stato riportato dalla difesa - non sarebbe stata la prima. Pompa è stato infatti dipinto come un padre e soprattutto come un marito maltrattante: madre e figli avrebbero sofferto molto per la situazione, tanto che ci si è interrogati a lungo nel corso dell’iter processuale sulla questione della legittima difesa. Il caso aveva fatto molto discutere l'opinione pubblica proprio per questo: in un'epoca costellata di casi di violenza di genere, la vicenda di un figlio che difende la madre aveva scosso le coscienze.
"Uccise il padre con 34 colpi e 6 coltelli: troppi"Nella sua requisitoria, il pg di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della procura generale di Torino contro il giovane, difeso dai legali Claudio Strata, Enrico Grosso e Giancarla Bissattini. La pg torinese Lucia Musti, infatti, con l’avvocato generale Giancarlo Avenati Bassi, aveva chiesto l’annullamento dell’assoluzione ricevuta nel processo di appello, oltre al rinvio degli atti a un nuovo collegio. La scelta di Gusti sarebbe stata legata all’ “illogicità” e “travisamento della prova”: in pratica, la scena del crimine sarebbe stata troppo ordinata per essere stata teatro di una violenta lite in famiglia, e quindi Cotoia non avrebbe agito per “legittima difesa”.
Altri elementi, che per Musti cozzavano con l’assoluzione, erano rappresentati dal fatto che vittima e imputato non avrebbero presentato entrambi ferite da difesa, oltre alle presunte bugie della madre Maria Cotoia e del fratello maggiore Loris, invece indicato come complice.
