Leggi il settimanale

Colosso della logistica di nuovo nel mirino dei pm. Per Ceva sequestro per 27 milioni di euro

Nel 2019 aveva avuto una misura di prevenzione per caporalato, revocata un anno dopo con tre mesi di anticipo. La nuova ipotesi: "Fatture inesistenti per schermare la reale produzione di manodopera"

Colosso della logistica di nuovo nel mirino dei pm. Per Ceva sequestro per 27 milioni di euro
00:00 00:00

Ceva Logistics di nuovo nel mirino dei pm. Da stamattina, infatti, il Nucleo Polizia Economico Finanziaria di Milano sta eseguendo due decreti di sequestro preventivo, urgenti "in quanto il meccanismo fraudolento è ancora in atto", nei confronti della Ceva Logistics Italia Srl e della Ceva Groung Logistics Italy spa, società con sede ad Assago, nel milanese, appartenenti al medesimo gruppo aziendale leader nel settore della logistica, per complessivi euro 27.391.535,65, emessi d’urgenza dalla Procura della Repubblica, nell'inchiesta del pm Paolo Storari e Daniela Bartolucci. Nel contempo sono in corso perquisizioni locali e su sistemi informatici su tutto il territorio nazionale.

La procura: "Sfruttamento lavorativo e perdite per l'erario"

L'ipotesi della procura è che vi siano state "rilevantissime perdite per l'erario e situazioni di sfruttamento lavorativo". Situazioni "a tutto vantaggio" del colosso della logistica, che "non risulta avere ad oggi adottato alcun effettivo presidio né alcuna diversa modalità di gestione finalizzata ad interrompere gli effetti illeciti del meccanismo fraudolento sopra descritto". Per gli inquirenti, emerge la "perdurante mancanza" in capo a Ceva di "un’intenzione organizzativa volta a costituire un adeguato sistema di procedure interne preordinate" a evitare i reati. Procedure "trascurate" in funzione di "prevalenti esigenze di efficienza e risultato, funzionali a generare fatturato e margini, anche facendo ricorso al meccanismo di frode fiscale".

Il modus operandi

L’ipotesi è di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti. Le società avrebbero, secondo l'accusa, utilizzato – negli anni dal 2020 al 2024 – fatture per operazioni giuridicamente inesistenti emesse, dalle proprie appaltatrici di servizi, a fronte di contratti di appalto, imponibili Iva, simulati, con il fine di schermare la reale somministrazione di manodopera.

Il precedente del 2019

Nel 2019 il colosso della logistica, 42 sedi e centinaia di dipendenti, era finita in amministrazione giudiziaria con l'ipotesi di caporalato.

Ma davanti alla "consistente bonifica aziendale", un anno dopo, nel 2020, il Tribunale, sezione misure di prevenzione, aveva disposto, con tre mesi di anticipo, l’immediata revoca del commissariamento dell'azienda, che poteva quindi "ripresentarsi sul mercato, con un nuovo modello di gestione orientato a trasparenza e legalità". Oggi il nuovo provvedimento dell'autorità giudiziaria.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica