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Delitto di Garlasco, cosa c'è da sapere sulla forbice temporale della morte: "È più ampia”

In attesa dei risultati della consulenza Cattaneo, si torna a parlare del momento esatto del deceso di Chiara Poggi: come fu fissata la forbice temporale e i possibili scenari delle nuove indagini

Quarto Grado (Rete4)
Quarto Grado (Rete4)

C’è grande attesa per la consulenza tecnica realizzata da Cristina Cattaneo nelle nuove indagini sul delitto di Garlasco. L’attesa dipende dal fatto che forse sarà sciolto un nodo fondamentale: stabilire con efficacia l’epoca della morte di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2017.

Nel processo di primo grado in cui Alberto Stasi venne assolto - ma poi fu condannato in Cassazione con sentenza definitiva nel 2015 - il magistrato Stefano Vitelli fissò, a seguito di deduzioni, la forbice oraria compresa tra le 9.12 e le 9.35: il giudice aveva a sua disposizione anche diverse consulenze.

“Se è stata collocata in una fascia così ristretta, non è attendibile. Noi non abbiamo la possibilità, sulla base dei dati che so essere a disposizione al momento, di esprimerci in termini di precisione. Io penso che la forbice temporale debba essere data molto più ampia, anche a partire dalle 9… Considerando che la prima rilevazione è delle ore 17, considerando la temperatura ambientale che viene rilevata, non si può fare un range di meno di 4-5 ore”, ha spiegato a Quarto Grado il professor Vittorio Fineschi, ordinario di Medicina Legale dell’Università La Sapienza.

Tra i dati a disposizione di Vitelli c’era la consulenza Ballardini, basata sulle ipostasi, che fissava l’epoca della morte tra le 10.30 e le 12. C’era poi la consulenza Avato e Fabbri, disposta dalla difesa di Stasi: questa consulenza fissò l’epoca della morte tra le 9 e le 10. Così Vitelli ottenne un collegio peritale, che giunse alla conclusione che “i contributi di letteratura e l'esperienza quotidiana ci insegnano come anche più raffinati (e spesso complicati) metodi di valutazione siano caratterizzati essenzialmente dalla fallibilità dei risultati”.

Il collegio peritale utilizzò diversi metodi - decremento termico, Moritz A e Moritz B, Henssge - sulla base di dati come temperatura corporea, temperatura ambientale e rigor mortis, ma anche peso corporeo della vittima, stimato tra 45 e 55 chili. Tuttavia si giunse a 6 risultati differenti.

Così Vitelli dovette integrare con le indagini tradizionali e quindi con elementi oggettivi: l’allarme di casa Poggi viene disarmato alle 9.12, l’autopsia ha stabilito che nello stomaco di Chiara Poggi ci fossero i resti dell’ultima colazione, risultavano delle chiamate di Stasi senza risposta, la testimonianza di Franca Bermani che aveva visto una bici fuori dalla villetta del delitto. E poi sembrava che Chiara Poggi non fosse in assetto da mattinata avanzata: aveva ancora addosso il pigiama, le persiane erano abbassate, il letto era ancora sfatto. “Si può fare una stima basata sui dati ottenuti al momento del sopralluogo, e conseguentemente rivalutati con il progresso che c’è stato in questi anni, e ottenere una forbice temporale in cui collocare il momento del decesso”, ha aggiunto Fineschi.

Al docente viene chiesto parere sulle lesioni sul corpo di Chiara Poggi. “Hanno tipologia lesiva diversa, alcune da altre, e che la lettura, se è un’arma o se sono due, va fatta proprio esplicitando le lesività evidenziate.

Ovviamente, se è un’arma o sono due arme, può far cambiare anche l’ipotesi di una sola persona o più persone, ma consideriamo che finché non avremo anche a disposizione la Bpa sarà difficile esprimersi su questo”, conclude l’esperto.

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