Chiara Ferragni è stata assolta, o sarebbe meglio dire "prosciolta" per la vicenda del Pandoro-gate e delle uova di Pasqua Dolci Preziosi. Il giudice di Milano Ilio Mannucci Pacini del terza penale ha dichiarato sentenza di non doversi procedere. Ovvero: non vi sono abbastanza elementi per procedere al dibattimento. Lei e i suoi legali hanno cantato, giustamente, vittoria. "È finito un incubo", dice Ferragni. Ma che cosa significa tecnicamente?
L'imprenditrice digitale era accusata di truffa aggravata dalla minorata difesa dei consumatori tratti in inganno nelle modalità di "veicolazione del messaggio" sul web: in pratica, essendo l'influncer amata e seguita da un amplio pubblico sui social, si trovava in una posizione tale da indurre in inganno i consumatori, proprio per la sua credibilità on line.
Per il giudice, l'aggravante è insussistente. Ferragni restava quindi accusata di truffa semplice: un reato che in assenza di querela si estingue. L'imprenditrice, a fronte di un "ingiusto profitto" calcolato dagli inquirenti per 2,2 milioni di euro, ha versato 3,4 milioni tra risarcimenti e donazioni.
E le associazioni che erano rimaste - Adicu e Codacons - più una signora di 76 anni, la famosa Adriana di Avellino risarcita con 500 euro, a fronte dei risarcimenti ricevuti hanno deciso di ritirare l'esposto. Salvando, così la Ferragni.